Sembra ormai definitiva la chiusura dello Stretto di Hormuz e come se non bastasse otto petroliere iraniane sono state costrette a cambiare rotta. Il blocco vale per tutti quindi. E mentre l’inquilino della Casa Bianca è possibilista sulla fine del conflitto e sul prossimo accordo di cessate il fuoco, la Casa Bianca annuncia un possibile nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran nei prossimi due giorni. La novità eclatante è che non si terranno più in Pakistan che pure si era offerto di ospitarli ancora dopo il primo giro andato a vuoto sabato scorso. Washington ha in mente un altro luogo così si legge sul New York Post, ma non vengono forniti ulteriori dettagli sulla sede né sul livello delle delegazioni. Fonti diplomatiche ipotizzano che possano tenersi giovedì a Ginevra, ma non si escludono Turchia ed Egitto, gli altri due Paesi mediatori. E mentre la dead line del 21 aprile per il cessate il fuoco si avvicina, sul tavolo delle trattative restano le potenzialità di Teheran di dotarsi dell’arma nucleare che Stati Uniti e Israele vogliono impedire a tutti i costi. Gli Usa dal canto loro chiedono la rimozione dell’uranio già altamente arricchito (circa 450 chili) utile a produrre la bomba atomica, ma che gli iraniani insistono perché resti nel Paese offrendo però di diluirlo in modo significativo. Dal canto suo, la Repubblica islamica preme inoltre per la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all’estero.In questo quadro crescono le pressioni internazionali affinché riprendano i negoziati e, soprattutto, si sblocchi lo Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio e l’economia globali. La Cina, che ha giocato un ruolo nella decisone di Trump di stabilire il cessate il fuoco di 15 giorni, ha di nuovo presentato una sua proposta per la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel Golfo. Il presidente cinese Xi Jinping infatti in un incontro bilaterale avvenuto ieri a Pechino ha illustrato al principe ereditario degli Emirati, un piano in 4 punti che comprende la coesistenza pacifica nella regione, il rispetto della sovranità nazionale, quello del diritto internazionale e il coordinamento tra sviluppo e sicurezza. Ruolo chiave della Cina in un asset geopolitico di rilievo che potrebbe portare davvero ad una fine delle ostilità aldilà dictat e delle considerazioni di Trump. Ora il lavoro è tutto della diplomazia internazionale che deve sbloccare Hormuz per garantire un flusso regolare alle economie mondiali. Il dato di fatto però è che il tratto di mare più trafficato dalle rotte del petrolio mondiali rimane chiuso e a fare da muro sono proprio gli Usa. L’Europa che fa? Rimane a guardare? Assolutamente no. Francia e Gran Bretagna hanno preso l’iniziativa convocando per venerdì una Conferenza, presieduta da Emmanuel Macron e Keir Starmer, dei Paesi non belligeranti pronti contribuire a una missione multilaterale e puramente difensiva destinata a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno.


