L’Italia bacchettata da The Economist: perché la lezione va presa e cosa imparare

giovedì, 16 Aprile 2026
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Italian Prime Minister Giorgia Meloni in the Senate chamber during communications ahead of the upcoming European Council meeting and the crisis caused by the war in the Middle East between the United States, Israel, and Iran, in Rome, Italy, 11 March 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

 

Un Paese il nostro che si comporta come fosse Calimero, il brutto anatroccolo. Svalutante ogni tipo di atteggiamento, sottomissione tipica di una nazione che non osa e che non si sente all’altezza. Andrebbe quasi psicanalizzata questa tendenza tutta italiana di schierarsi dalla parte del più forte e poi essere trattata anche a pesci in faccia. Che la quaestio Meloni – Trump delle ultime ore sia al centro del dibattito mediatico internazionale è inevitabile, e secondo una recente analisi pubblicata sulla testata britannica The Economist l’Italia vista dal Regno Unito appare così: pregna di vittimismo poco fiduciosa, in parte anche sfiduciata dai suoi cittadini. Ma soprattutto: incapace di decidere da che parte stare. Nell’analisi pubblicata dal settimanale britannico si ricostruisce in sintesi una way of life molto chiara: “perché un grande Paese come l’Italia si comporta come se fosse piccolo”. Testuali parole a titolare un atteggiamento che fa del made in Italy ora qualcosa di non essere proprio fieri. Ci pungolano i britannici ma ci fanno riflettere. Nel calderone del pezzo viene gettato di tutto dai tempi dell’Impero romano ai giorni nostri, passando per la Seconda Guerra Mondiale e l’età degli Sforza con Ludovico il Moro. Tutto gravita intorno all’approccio alla politica estera e approda alle linee programmatiche dell’esecutivo Meloni. Secondo l’Economist, a fine marzo la premier ha fatto qualcosa di sfacciato. Ha rifiutato la richiesta degli Usa di usare una base militare in Sicilia. Il riferimento è a Sigonella e ha poi negato agli Stati Uniti l’utilizzo del proprio spazio aereo, come fatto dalla Spagna. Si potrebbe leggere come il tipico compromesso italiano. Una strategia diventata ormai talmente ordinaria da proiettare il Paese fuori da ogni allineamento politico. Il rischio è di essere dalla parte di tutti e con nessuno nello stesso momento. La Meloni dal canto suo come sottolinea The Economist, è accolta bene dal movimento Maga, allineata con la destra populista, eppure ha governato come una buona europeista. E’ l’avamposto di Trump in Europa e sostiene il suo Board of Peace da Paese osservatore, seppur sempre supportando l’Ucraina. Ma la testata britannica ci da una bella steccata in chiosa di pezzo: “Tanti a Bruxelles temono che se Meloni potesse scegliere, starebbe dalla parte di Washington”. Una frase chiara un aut-aut ancora non affrontato nel suo mandato, eppure la premier potrebbe imparare che qualche volta avere una posizione è inevitabile, è il suggerimento che si legge tra le righe. E in chiosa di pezzo il rimando a Niccolo’ Machiavelli ci da il peso dell’attualità: “’Un principe è rispettato quando è o un vero amico o un assoluto nemico”. E l’Italia secondo i britannici dovrebbe far tesoro di queste parole.

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