I Volenterosi stanno per passare all’azione e tra questi ci sarà anche l’Italia. S’è appena concluso a Parigi il summit tra Emmanuel Macron, Keir Starmer, Giorgia Meloni e Friedrich Merz sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. «Siamo pronti a una missione pacifica», hanno detto i leader europei.
Per quello che riguarda l’Italia, la premier ha detto che il nostro Paese «farà la sua parte», mettendo in campo «unità navali», previa autorizzazione del Parlamento. «Riaprire Hormuz – ha ribadito Meloni – significa fare fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per costruire qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale».
Prima i Volenterosi erano due (Francia e Gran Bretagna). Ora sono quattro, con l’aggiunta di Italia e Germania. Non a caso Macron ha esordito, nelle dichiarazioni alla stampa, ringraziando «molto calorosamente» la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco, Friederich Merz per «essere qui» a Parigi.
È previsto che l’opera di rendere sicuro Hormuz parta solo a condizione di un definitivo cessate il fuoco nell’area. In tal senso si è chiaramente espressa la premier italiana. Non ci sarà alcuna integrazione con il blocco navale attualmente praticato dagli Usa. L’invio di navi nello Stretto allo scopo di renderne sicura la navigazione si giustifica con la crucialità di quella via d’acqua per il commercio internazionale. Non a caso, oltre ai quattro Paesi europei oggi rappresentati a Parigi, è prevista la partecipazione di altre 40 Nazioni, che peraltro seguiranno i lavori del summit odierno in video-call.
L’adesione convinta di Meloni alla missione dei Volenterosi è conseguenza diretta del peggioramento dei rapporti tra la premier italiana e il presidente Trump che è avvenuto nei giorni scorsi, con l’inquilino della Casa Bianca che ha attaccato a più riprese la presidente del Consiglio accusandola di scarso «coraggio» e affermando di essere rimasto deluso dalla posizione assunta dal nostro governo nella crisi del Golfo. In realtà, a irritare in particolare il tycoon, è stata la decisa presa di posizione di Meloni in favore di Papa Leone XIV e la condanna del pesante attacco riservato al Pontefice dal numero uno di Washington.
Lo scontro diretto tra il Papa e il presidente Usa è peraltro uno dei temi forti del confronto internazionale di questi giorni. Per nulla intimorito dagli attacchi di Trump, oggi il Pontefice ha lanciato, dall’Africa, un monito potente e vibrante contro i signori della guerra del nostro tempo. «Il mondo – ha detto Leone – è distrutto da una manciata di tiranni (…). Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari, per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Non è difficile scorgere tra questi «tiranni” anche Donald Trump, peraltro in buona compagnia (Putin, Netanyahu, gli ayatollah iraniani, i capi delle più crudeli formazioni terroristiche).
Tornando al summit di Parigi, c’è da osservare che Meloni non s’è mai messa di traverso alle iniziative dei Volenterosi, pur mantenendosi distinta e distante da Macron e Starmer. Ma la freddezza tra Roma e Washington arrivata in questi giorni ha fatto crollare quel “ponte” euro-atlantico che la premier ha tentato di tenere in piedi durante l’ultimo anno. Il tycoon presidente è andato troppo in là nella sua polemica anti-europea per sperare di ricreare lo stesso clima dei mesi passati.
L’Italia dovrebbe fornire il suo contributo alla messa in sicurezza di Hormuz con la sua nutrita flotta di cacciamine e con gli equipaggi altamente specializzati che li occupano. Gli ordigni antinave sono uno dei principali fattori di insicurezza per le petroliere e le porta-containers che transitano nello Stretto.
Forse siamo alla vigilia di una nuova fase di collaborazione internazionale per la sicurezza di tutti



