Iran, Trump ordina di distruggere qualsiasi nave metta mine a Hormuz

giovedì, 23 Aprile 2026
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La tensione nel Medio Oriente torna a salire, con lo Stretto di Hormuz al centro di una nuova e pericolosa escalation tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump ha ordinato di distruggere qualsiasi nave sorpresa a posare mine nelle acque strategiche del Golfo, sottolineando che le unità dragamine statunitensi sono già operative nell’area.

Lo Stretto, snodo cruciale per il traffico energetico globale, è teatro di crescenti incidenti. I Pasdaran iraniani avrebbero sequestrato due navi cargo e colpito una terza, alimentando ulteriormente le tensioni con Washington e con i Paesi occidentali impegnati nella sicurezza marittima.

Dal canto suo, Teheran rivendica di aver già incassato i primi introiti dai pedaggi imposti sul transito nello Stretto, una mossa che gli Stati Uniti considerano inaccettabile. Il governo iraniano guarda con sospetto alla proroga unilaterale del cessate il fuoco annunciata da Washington, definendola una possibile “trappola” e chiedendo la rimozione del blocco navale. In risposta, l’Iran ha lanciato nuove minacce, parlando di “sorprese belliche” e ribadendo la volontà di difendere il Paese da quello che definisce un “nemico guerrafondaio”.

Nonostante il clima teso, Trump ha lasciato uno spiraglio diplomatico, dichiarando che nuovi colloqui potrebbero svolgersi “già venerdì”. Tuttavia, le posizioni restano distanti e il rischio di un confronto diretto rimane elevato.

Sul piano internazionale, gli Stati Uniti hanno anche deciso di prorogare per 30 giorni l’esenzione dalle sanzioni sul petrolio russo, mentre in Europa si intensificano le consultazioni. Alla vigilia del vertice UE previsto a Cipro, i cosiddetti “volenterosi” si sono riuniti a Londra per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz e la sicurezza delle rotte commerciali.

In questo contesto, anche l’Italia si prepara a rafforzare la propria presenza nell’area: la Marina ha pianificato l’invio di quattro navi, in coordinamento con Francia, Regno Unito, Olanda e Belgio.

Parallelamente, le Nazioni Unite hanno ribadito l’impegno a mantenere una presenza in Libano anche dopo l’eventuale ritiro della missione Unifil, segno di una crisi regionale che rischia di allargarsi ulteriormente. A complicare il quadro interno americano, si registra infine il licenziamento con effetto immediato del segretario della Marina, John Phelan, dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono Pete Hegseth.

Lo scenario resta altamente instabile, con il rischio concreto che incidenti locali possano trasformarsi rapidamente in un conflitto più ampio.

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