Inter, dalla disfatta in Champions allo scudetto: balli e canti in piazza Duomo, ma l’impresa è di Marotta

lunedì, 4 Maggio 2026
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Inter

Oggettivamente non era facile ripartire, pur da squadra favorita, dopo la storica disfatta nella finale di Champions contro il Psg, lo scudetto vinto sul filo di lana dal Napoli e l’addio tragicomico di Simone Inzaghi. C’erano i presupposti affinché degli eventi così traumatici togliessero un po’ di lucidità all’Inter per programmare la nuova stagione e uscire da quelle ombre, come ha commentato la Lega di Serie A nel suo post per celebrare la conquista del titolo, e ritrovare una nuova forza. «Ciò che era si dissolve, lasciando spazio a ciò che deve rinascere. Il Biscione cambia pelle, rinasce più forte e scrive un nuovo capitolo della sua storia…».

In effetti è andata così anche perché l’Inter ha un club strutturato e solido guidato da Giuseppe Marotta, il più esperto e navigato direttore sportivo della Serie A. È stato lui a scegliere Cristian Chivu, un allenatore semi debuttante con una dozzina di panchine a Parma nel curriculum, dopo il rifiuto di Cesc Fabregas, tecnico emergente del Como. «Abbiamo deciso di puntare su Chivu con coraggio ponderato, qualità che a un manager non deve mancare, e lo abbiamo fatto da subito, già il giorno dopo la risoluzione del contratto con Simone Inzaghi – ha spiegato Marotta – gli poteva forse mancare un po’ di esperienza, noi abbiamo supportato questa unica lacuna. Per il resto ha delle grandissime qualità e può e deve stare all’Inter per tanti altri anni».

Sarà senz’altro così fino alla prima seria crisi, perché anche nel calcio l’amore è eterno finché dura. Ma intanto l’Inter si è celebrata con un post sul proprio sito nel cui finale c’è l’essenza dell’impresa: «Metabolizzare, non dimenticare, ritrovare le energie fisiche e mentali per ricominciare. Normalità, quella dell’Inter: lottare per vincere. Un pezzo per volta, con l’aiuto di tifosi che non hanno mai mollato».

Poi spazio e alle emozioni: «Gridare, abbracciarsi, piangere, vincere. Sono le parole di questa notte nerazzurra, di questo popolo che non ha mai smesso di credere, di amare. Campioni d’Italia, ventunesima volta. San Siro tracima di rumore e di emozione. Le strade di Milano si riempiono, piazza Duomo diventa un mare nerazzurro. Gli interisti di tutto il mondo – quelli vicini e quelli lontanissimi – si commuovono e si abbracciano, perché non conta la distanza, conta l’amore, e la possibilità di condividerlo. Un tricolore cercato con ostinazione, voluto con tutto, arrivato due anni dopo la seconda stella. Non scontato, mai. Siamo partiti da lontano. Tutti. Gli Stati Uniti come prima tappa, un oceano tra noi e quello che era stato. Poi colpo su colpo, partita dopo partita, eccoci qui, di nuovo in cima, di nuovo a gridare, di nuovo campioni». Quindi l’omaggio al tecnico Cristian Chivu: «Una testa rotta sul campo per l’Inter, il Triplete, mille battaglie in nerazzurro».

Dopo il triplice fischio finale nella partita con il Parma, la marea nerazzurra ha prima fatto esplodere San Siro, poi ha invaso le strade di Milano. Tutti i 75mila di San Siro, a partire dalla Curva Nord, covo dei sostenitori della squadra di Chivu, sono rimasti allo stadio per applaudire, ballare e intonare cori in un grande abbraccio con i giocatori. D’altronde erano 37 anni che l’Inter non conquistava il titolo davanti ai propri tifosi. Ed è stato sul prato di San Siro che è iniziata la celebrazione, con i nastri nerazzurri e tricolore piovuti dal cielo, i fuochi d’artificio e lo champagne stappato da Thuram. E poi i cartelli con la parola “Campioni”. Tutta la squadra a godersi il momento sotto la curva tra canti, bandiere, trombette e fumogeni. E una scritta celebrativa: “Interna21onale”. Migliaia di persone, poi, si sono riversate anche nelle strade di Milano, con piazza Duomo simbolo di una lunga notte di festa. Si sono viste anche le maglie celebrative fai-da-te con il numero 21, in attesa di quelle ufficiali. La passerella dei giocatori tra la gente è però rimandata di due settimane, a domenica 17 maggio. Il giro della città con il pullman scoperto, infatti, ci sarà dopo la partita con il Verona, gara in cui verranno anche consegnate a Lautaro Martinez e compagni la Coppa dello scudetto e le medaglie.

La festa dell’Inter per la conquista del ventunesimo scudetto è proseguita fino a notte inoltrata a Milano. Dopo un brindisi insieme a squadra, dirigenza e staff in un hotel nella zona di San Siro, dopo gavettoni e pianti a dirotto, alcuni dei calciatori interisti si sono poi spostati nella zona del Duomo, già gremita di tifosi tra fumogeni, fuochi d’artificio e un gran numero di vetri e bottiglie sparse in tutta la piazza. Intorno alle due, un boato ha accolto Marcus Thuram, Federico Dimarco e Pio Esposito, a cui si sono aggiunti poi Lautaro Martinez e Nicolò Barella: comparso un megafono, i calciatori nerazzurri si sono improvvisati capi ultras, lanciando cori cantati dalle migliaia di presenti. Dalle 2.30, i tifosi hanno iniziato a defluire. Ma ci sarà ancora qualche settimana per proseguire i prossimi riti collettivi.

A meno che l’inchiesta della Procura di Milano, passata sotto il nome di “Arbitropoli” non riservi una stilla di veleno nella coda di questi gioiosi festeggiamenti.

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