Per settimane Péter Magyar è stato raccontato come l’uomo destinato a archiviare la stagione dei “sovranisti” europei e, indirettamente, a indebolire anche Giorgia Meloni. La realtà politica, però, sta prendendo una direzione molto diversa con un primo gesto formale non di poco conto. Sì, perché il primo leader europeo scelto da Magyar per un bilaterale ufficiale da premier eletto è proprio la presidente del Consiglio italiana.
Abbiamo avuto un incontro proficuo e orientato al futuro con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Abbiamo constatato che l’Italia e l’Ungheria condividono posizioni simili su molte questioni, che si tratti della lotta decisa contro l’immigrazione illegale, dell’adesione all’Unione Europea dei Paesi dei Balcani occidentali oppure del rafforzamento della competitività degli Stati membri” scrive sui social Magyar, postando una foto del suo incontro con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. “Ho invitato la presidente del Consiglio a compiere una visita in Ungheria e abbiamo concordato di sostenere il lavoro efficace degli investitori italiani e ungheresi, nonché il completamento quanto prima del porto ungherese di Trieste”, aggiunge Magyar, che conclude: “Viva l’amicizia italo-ungherese!”.
L’incontro – durato circa un’ora – è andato in scena questa mattina a Palazzo Chigi, due giorni prima del giuramento del nuovo governo ungherese. Un dettaglio che pesa più di molte dichiarazioni. Magyar, reduce da una vittoria storica in Ungheria con il 53,6% di consensi, una affluenza da record, 138 seggi su 199 e una maggioranza dei due terzi, avrebbe potuto inaugurare la sua stagione internazionale a Bruxelles, Berlino o Parigi. Invece sceglie Roma. Sceglie Meloni.
La scelta, come sottolinea il magazine ilpoliticoweb.it, smonta la narrazione costruita nelle settimane successive al voto del 12 aprile, quando esponenti della sinistra italiana avevano letto la sconfitta di Orbán come una sconfitta anche della premier italiana. Magyar, al contrario, considera oggi Palazzo Chigi uno snodo strategico per costruire il nuovo equilibrio del centrodestra europeo.
Il leader di Tisza – che a Palazzo Chigi era accompagnato da uno dei suoi figli e da Anita Orban (non è parente dello storico leader ungherese), già ministro degli Esteri nel precedente governo e confermata nell’incarico, con l’aggiunta delle stellette da vicepremier – appartiene al PPE, mentre Fratelli d’Italia guida i Conservatori europei. Formalmente due famiglie diverse ma politicamente comunque in costante avvicinamento. I dossier su cui Budapest e Roma si ritrovano sono infatti gli stessi: contrasto all’immigrazione irregolare, critica all’eccesso di centralismo di Bruxelles, difesa della sovranità nazionale dentro la cooperazione europea.
Non a caso, il primo provvedimento annunciato dal nuovo governo ungherese è il blocco dei nuovi permessi di lavoro per cittadini extra-UE dal 1° giugno 2026, una linea persino più rigida di quella tenuta da Orbán negli ultimi anni. Magyar ha inoltre confermato l’opposizione al Patto europeo su migrazione e asilo, il rifiuto di inviare truppe in Ucraina e la volontà di indire un referendum sull’ingresso di Kiev nell’Ue. Una linea quindi aderente in maniera lineare ai principi cardini del centrodestra ma con un solido ancoraggio europeo.
Su molti temi, insomma, Magyar appare oggi più vicino a Meloni che ai vertici della Commissione europea. Cambia il linguaggio, cambia il posizionamento nei gruppi parlamentari europei, ma la sostanza politica resta simile: un asse popolar-conservatore che unisce PPE ed ECR su sicurezza, confini e autonomia degli Stati.
L’incontro di Roma assume così un valore simbolico e strategico. Magyar non arriva a Palazzo Chigi per rompere con l’esperienza ungherese degli ultimi anni, ma per normalizzarla dentro una nuova rete di relazioni europee. E Meloni diventa il primo interlocutore di questo nuovo corso.
Il calendario della giornata rafforza ulteriormente il segnale politico: dopo Magyar, Meloni riceverà il premier libico Dbeibeh e il premier polacco Donald Tusk. Tre dossier — Europa orientale, Mediterraneo, sicurezza — che transitano nello stesso giorno da Roma.
Più che la fine dei “sovranismi”, il bilaterale del 7 maggio racconta dunque un’altra realtà: l’Italia è tornata al centro della costruzione del nuovo equilibrio conservatore europeo. E il primo passo internazionale di Péter Magyar lo certifica apertamente.
Nasce a Roma il nuovo asse popolar-conservatore Magyar-Meloni



