Secondo numerosi osservatori di geopolitica Vladimir Putin non può vincere la guerra, ma non la fermerà. Il problema è, paradossalmente, che lo zar potrebbe decidere di allargare il conflitto al perimetro della Nato. A sentire Carsten Breuer, ispettore generale delle forze armate, capo operativo dei militari in Germania, entro tre anni la Russia potrebbe attaccare un paese dell’Alleanza atlantica. Non è la prima volta, a dire il vero, che da Berlino risuona l’allarme, ma stavolta, a sostenere l’ufficiale della Bundeswehr, è anche il capo di stato maggiore della difesa britannica, Richard Knighton. In un’intervista congiunta al quotidiano Suddeutsche Zeitung hanno sottolineato come il vero problema per il continente derivi esclusivamente da Mosca anche se, nel concreto, non hanno fornito indizi precisi. Potrebbe trattarsi anche un tentativo mediatico per attirare maggiore attenzione dal governo tedesco e da quello di Sua Maestà sulle rispettive forze armate, che peraltro, in particolare quella tedesca, stanno ricevendo finanziamenti come non era mai successo dalla Seconda guerra mondiale. Circostanza che però, per certi aspetti, è preoccupante poiché il riarmo all’interno dell’Unione europea riguarda i singoli Stati e non segue alcuna strategia unitaria.
Ma al di là di qualunque congettura, è difficile pensare che i due alti ufficiali parlino a vanvera. La loro preoccupazione non è tanto la situazione sul fronte ucraino, dove sembra che l’esercito russo si sia impantanato in Donbass, ma dalle notizie provenienti proprio da Mosca dove il parlamento ha approvato una legge che consente l’invasione dei paesi stranieri qualora i cittadini delle minoranze russe si trovassero in non meglio specificate situazioni di pericolo.
La mente corre ai tre paesi baltici, repubbliche sovietiche resesi indipendenti nel 1991, ai quali Mosca ha più volte chiesto maggiore rispetto nei confronti delle popolazioni di etnia russa presenti in Lituania, Lettonia ed Estonia. È la stessa strategia preventiva adottata con l’Ucraina per poi giustificare qualche altra “operazione speciale”?
Per ora sono solo ipotesi anche perché, è dimostrato, il Cremlino non avrebbe né la forza né le risorse e, probabilmente, nemmeno il consenso interno, per tentare nuove avventure militari, visto lo stallo in Ucraina. Ma in Russia, ragionano gli osservatori, si valutano obiettivi di lungo periodo, che inseguono invece logiche imperiali.
C’è anche un’altra decisione presa a Mosca che accresce l’inquietudine di Kiev e delle cancellerie europee. il Cremlino ha infatti firmato un decreto che consentirà ai cittadini della Transnistria, la striscia di territorio a est della Moldavia, proclamatasi separatista, di fatto controllata dalla Russia da una trentina d’anni, ma senza alcun riconoscimento internazionale, di ricevere la cittadinanza moscovita attraverso una procedura oltremodo semplificata. Tiraspol, la capitale della Transnistria, confina proprio con l’Ucraina ed è un vero e proprio arsenale. Più volte il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha ammonito sui rischi provenienti dalla vicina Transnistria che però finora è rimasta fuori dal conflitto. In ogni caso, la sensazione è che dopo l’apertura palesata da Putin su una possibile accelerazione dei negoziati di pace con l’Europa, il bombardamento del quartiere Darnytskyi di Kiev, che ha causato la morte di 24 persone, tra cui tre bambini, abbia nuovamente affossato ogni possibile idea di trattative. La reazione ucraina, con uno dei più violenti attacchi di droni sulla regione di Mosca, che ha causato tre vittime e diversi feriti, non può che acuire le tensioni.
È così venuto subito meno anche l’approccio a un eventuale tavolo di trattative con l’Ue; non perché Bruxelles non voglia ricominciare a parlare con il presidente russo, ma perché dal Cremlino hanno proposto Gerhard Schroeder come possibile negoziatore per i colloqui. Nome rispedito al mittente poiché l’ex cancelliere tedesco, dopo aver governato la Germania, ha iniziato una collaborazione speciale con Mosca, finendo nei board delle compagnie energetiche del Cremlino. Certamente non proprio una figura più super partes, almeno per cominciare.



