Ucraina, la Ue non vuole rimanere fuori dal processo di pace: idea Draghi o Merkel per negoziare con Putin

mercoledì, 20 Maggio 2026
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Draghi

Vladimir Putin è corso a Pechino per consolidare il Trattato di buon vicinato e per accreditarsi come vero partner globale visti gli scivoloni in serie di Donald Trump. Intanto ha già fatto sapere che non disdegnerebbe riaprire il dialogo con l’Unione europea. Ha pure aggiunto che gradirebbe come mediatore ufficiale l’ex cancelliere Gerhard Schroeder.

Ma l’Unione europea, per bocca dell’Alto rappresentante alla politica estera Kaja Kallas, ha risposto sdegnata: «Non sarebbe saggio dare alla Russia il diritto di nominare qualcuno al posto nostro, Schroeder è stato un lobbista ad alto livello delle corporation statali russi e quindi avrebbe, di fatto, i piedi in due staffe».
Peraltro a Bruxelles nutrono fortissimi dubbi che il Cremlino voglia davvero negoziare in buona fede. Tuttavia, non si possono ignorare le dichiarazioni dello “zar” e quindi bisogna farsi trovare pronti qualora il dialogo possa essere avviato. Anche perché emerge un dato politico: mentre i negoziati guidati dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina rallentano, l’Unione Europea rischia di restare ai margini del processo che potrebbe definire la futura architettura del Vecchio Continente. Alcuni governi europei ritengono infatti che questa marginalità non sia più sostenibile.

Così dal cilindro di Ursula von der Leyen sono usciti due nomi un po’ sorpresa ma “robusti”: Mario Draghi, ex presidente della Bce, e Angela Merkel, ex cancelliera tedesca per ben sedici anni.

Secondo fonti citate dal Financial Times, i ministri degli Esteri dell’Ue affronteranno il tema nella riunione in programma la prossima settimana a Cipro, dopo che Washington e Kyiv hanno dato il via libera a un coinvolgimento europeo più diretto nei contatti con il Cremlino. L’amministrazione Trump, impegnata anche sul fronte del Medio Oriente, avrebbe fatto sapere ai partner europei di non essere contraria a un dialogo parallelo tra Europa e Putin, accanto ai colloqui di pace guidati dagli Stati Uniti. Dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles ha interrotto i canali formali con Mosca, salvo sporadici tentativi di contatto da parte di alcuni leader nazionali. Ma l’assenza di progressi nei negoziati promossi dagli Usa, frenati soprattutto dalle richieste territoriali russe respinte da Kyiv, alimenta il timore che l’Europa resti ai margini e sia esposta al rischio di un’intesa sfavorevole.

Tra i nomi sul tavolo, oltre a quelli dell’ex presidente del Consiglio italiano e dell’ex cancelliera tedesca, figurano anche il presidente finlandese Alexander Stubb e il suo predecessore Sauli Niinisto. Draghi è considerato da alcuni governi una figura autorevole, rispettata nell’Ue e dotata di un profilo tecnico adatto a un dossier complesso. La Merkel, intervenendo a una conferenza, ha espresso rammarico per l’esclusione dell’Europa dai negoziati con Putin, ma ha lasciato intendere che altri potrebbero essere più adatti, osservando che il presidente russo tende a prendere sul serio soprattutto i leader in carica. Tuttavia, in Germania parte della Cdu resta critica verso l’eredità politica della Merkel, soprattutto per avere aumentato durante i suoi anni al governo la dipendenza energetica tedesca dalla Russia.

Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha confermato che i partner europei stanno discutendo “in profondità” la questione, senza però commentare i singoli nomi. Secondo quanto riferito al Financial Times, la riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue includerà anche discussioni su ciò che l’Europa richiederebbe in una relazione post-conflitto con la Russia, quali sarebbero le linee rosse per un potenziale accordo in Ucraina e quali sarebbero i prerequisiti per avviare eventuali colloqui con il Cremlino.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito ancora una volta che l’Europa deve essere coinvolta nei negoziati e deve avere una voce forte nel processo. Kyiv vorrebbe che il rappresentante europeo spingesse Putin ad accettare un cessate il fuoco immediato, con il congelamento delle linee del fronte attuali. Il dibattito resta però divisivo. Alcuni governi temono che la scelta di un inviato comune possa mettere in luce le fratture interne all’Unione su Russia e Ucraina. Mosca, dal canto suo, ha lasciato intendere di essere disponibile a un canale europeo, a condizione che l’interlocutore non abbia assunto posizioni considerate ostili dal Cremlino.

Va sottolineata, comunque, la natura dell’operazione: l’idea di un inviato europeo unico segnerebbe finalmente un salto di qualità nella politica estera dell’Unione europea.

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