Gli spagnoli non hanno mai dimenticato “el Siglo de Oro”, cioè la fase più gloriosa delle loro storia. Oggi, che “el Siglo” è passato da un bel pezzo, è rimasto solo l’Oro. E a beneficiarne sarebbero i socialisti. Nel giro di una settimana, è successo di tutto e di più nel Psoe di Pedro Sánchez, fiore all’occhiello della sinistra europea e, fino a qualche giorno fa, modello di virtù e buon governo.
L’ultima bomba è esplosa stamattina, con la perquisizione della sede del Partito socialista spagnolo compiuta dalla Guardia Civil. Ma è da diversi giorni che il Paese iberico è attraversato da manifestazioni che chiedono le dimissioni del premier per i presunti illeciti legati a finanziamenti irregolari del Psoe.
L’inchiesta che coinvolge il partito di Sánchez è relativa a pagamenti in contanti avvenuti tra il 2017 e il 2024 per la liquidazione di spese di dirigenti e impiegati del partito. Pagamenti simili a quelli percepiti dall’ex ministro dei trasporti, José Luis Abalos, e del suo consulente, Koldo Garcia, attualmente in carcere preventivo e processati nell’ambito di un’inchiesta sul cosiddetto caso Koldo, presunte tangenti legate a forniture di materiale sanitario durante la pandemia di Covid 19, che potrebbero essere oggetto di un reato di riciclaggio.
Per Sánchez è un periodo veramente brutto perché poco più di un mese fa gli era arrivata un’altra tegola in testa: il rinvio a giudizio di sua moglie, Begoña Gómez, per quattro capi d’accusa di corruzione, tra cui appropriazione indebita e traffico di influenze. Sembrerebbe che alcune aziende le hanno fornito software gratuitamente: «Una forma di pagamento mascherata» secondo l’accusa, perché queste aziende hanno in seguito partecipato a numerose gare d’appalto pubbliche.
Tempi duri insomma per chi, come la sinistra spagnola e come quella europea, brandisce il moralismo e l’anticorruzione come arma di delegittimazione degli avversari, i quali sarebbero maggiormente esposti al rischio della disonestà per il solo fatto di opporsi politicamente ai depositari della Virtù e dell’Etica, come sarebbero per l’appunto gli esponenti della sinistra sotto qualsiasi latitudine si trovino ad operare. Le manifestazioni di protesta che hanno in questi giorni attraversato le città spagnole nascono proprio da questo cortocircuito tra etica e politica, un binomio che bisognerebbe sempre maneggiare con sobrietà senza mai esibirlo più di tanto su stendardi e bandiere: il vessillo si può sempre trasformare in boomerang.
Ma nella bufera che investe oggi i socialisti spagnoli c’è anche qualcosa di più grave e pesante. Ci riferiamo alla scoperta, nella cassaforte di José Luis Rodriguez Zapatero, antesignano di Sánchez in quanto premier socialista dal 2004 al 2011, di un vero e proprio tesoro. Parliamo di parure di rubini, smeraldi e zaffiri, collane, orecchini e pendenti finemente lavorati, un vistoso girocollo con 14 rubini di altissima qualità, anelli e bracciali di diamanti. E poi orologi da collezione Omega e Longines. Il tutto per un valore di diversi milioni di euro. E questa non sarebbe che una parte della ricchezza segreta accumulata dall’ex premier, il quale ha investito in preziosi la sua fortuna non fidandosi evidentemente del circuito bancario ufficiale né dei vari paradisi fiscali sparsi per il mondo. E poi chissà, forse preferiva anche, come si vedeva nei film di una volta, contemplare in segreto il luccichio di quella massa di gioielli di cui era detentore.
Secondo gli inquirenti, tanta ricchezza sarebbe il frutto di una presunta attività di traffico d’influenze, tangenti, contratti fittizi, riciclaggio di denaro in connivenza con le autorità della dittatura venezuelana.
Per Sánchez è la mazzata più grave. Perché Zapatero è stata una vera e propria icona della sinistra, non solo spagnola, ma europea. Le sue leggi sui diritti civili (fu lui a introdurre il “matrimonio” gay in Spagna) hanno a lungo rappresentato un venerato modello per tutti i progressisti del vecchio continente. A tutto ciò va aggiunto il fatto che l’ex premier era una sorta di implacabile fustigatore della corruzione. E anche per questo era indicato a esempio dai suoi compagni di fede politica degli altri Paesi.
Al dunque, il crollo del mito di Zapatero fa davvero rumore. Per dirne una, Massimo Gramellini, brillante firma della sinistra nostrana lo rinnega oggi sul “Corriere della Sera” con questa velenosa battuta: «Zapat-ero. E ora chi sei? O eri così anche prima?».
Perché Sigfrido Ranucci non va a farsi un giretto in Spagna? Dubitiamo però che mai lo faccia. Per i campioni del moralismo, per gli infaticabili cercatori di trame, la questione morale serve solo per gettare fango sugli avversari politici.



