In via Luigi Rava, Roma, quartiere Magliana, scoppia il caso delle famiglie messe alla porta dai fondi privati che gestiscono gli immobili. In urbanistica si chiama gentrificazione la procedura, in “punta di diritto”, con la quale i nuclei familiari vengono sfrattati per riconvertire gli immobili in alloggi per affitti brevi, studentati, residenze per anziani. Gli strumenti grazie al quale si avvia l’operazione sono il mancato rinnovo dell’affitto o la morosità incolpevole che mettono spalle al muro gli inquilini. L’anno scorso salì agli onori della cronaca, per merito dell’Unità sindacale di base, il caso di una donna abitante in via Mantegna sfrattata per morosità incolpevole e, di fatto, impossibilita a rimanervi, pur a condizioni diverse, per via del rifiuto della società che gestiva l’immobile a rinnovare il fitto.
Ora se tratti effettivamente o meno di gentrificazione, ciò che sta accadendo, alla Magliana alla luce dei mancati rinnovi, comunicati ad alcuni inquilini di Via Luigi Rava, come scrive Romatoday, assomiglia molto a tale fenomeno. Il guaio è che si tratta prevalentemente di famiglie vulnerabili o persone anziane, incapaci di trovare un’altra soluzione abitativa in tempi ragionevolmente brevi e a prezzi calmierati.
E qui entrano in scena i veri protagonisti della vicenda: i fondi privati. I palazzi ai civici 7, 33 e 35 sono di proprietà del Fondo Cicerone, gestito da Fabrica Immobiliare Sgr, società di gestione del risparmio partecipata quasi per metà dal Gruppo Caltagirone. Un tempo gli edifici erano della Cassa Forense. Nel 2025 gli inquini hanno ricevuto una comunicazione ufficiale da parte della proprietà: «I vostri contratti non verranno rinnovati».
Un colpo duro per gli inquilini, alcuni dei quali residenti in quegli immobili addirittura dai primi anni ’70. Da ottobre 2025, mese di scadenza della locazione, pagano l’indennità di occupazione. Ma non basta più. L’altro grimaldello utilizzato dalle società di gestione è il conteggio del conguaglio inerente a vecchie annualità dal quale emergono arretrati da pagare che sono un vero colpo di grazia. Il più delle volte le richieste di rateizzazione non hanno riscontro.
Quindi in via Rava decine di famiglie a breve dovranno lasciare casa, perché ormai prive di regolari contratti d’affitto, seppur senza ordinanze di sfratto in essere. E inoltre, gravano su molti nuclei richieste di arretrati, dovuti per lo più a oneri accessori, di diverse migliaia di euro, con i piani di rientro apparentemente approvati ma mai attivati. Senza considerati che arriveranno molto probabilmente i conguagli degli anni 2022, 2023, 2024 e 2025.
Qual è dunque la ratio di questa operazione? Il Fondo Cicerone avrebbe deciso di mandare via gli inquilini storici di via Luigi Riva, ma anche in passato in viale Marconi e alla Garbatella, a quanto pare per creare uno studentato «trasformando i quattro appartamenti che compongono ogni piano in due, ma più grandi e quindi con più stanze – spiega il consigliere dell’XI Municipio, Enrico Vulpiani sentito da Romatoday – al momento però non ci sono progetti».
Il Fondo Cicerone è di proprietà di Fabrica Immobiliare Sgr, società creata nel 2005 dalla famiglia Caltagirone insieme al Monte dei Paschi di Siena. Tra il 2016 e il 2017 il Gruppo Caltagirone ha consolidato la propria quota di partecipazione nel capitale sociale di Fabrica rilevando il 49,99% precedentemente detenuto da Banca Monte dei Paschi di Siena. Risale al biennio 2010-2012, invece, la creazione di due fondi per la gestione degli immobili di Cassa Forense e Inarcassa. Negli ultimi anni Caltagirone, tramite la creazione di fondi “ad hoc” come Cicero, Aristotele Senior e Aristotele Student, ha dato un impulso decisivo a progetti di costruzione di residenze per anziani e studentati.
C’è il rischio quindi che per soddisfare una nuova esigenza immobiliare si generino indirettamente nuove emergenze abitative ai danni soprattutto di famiglie fragili. Nel caso riuscirà a porvi rimedio il piano casa del governo Meloni da centomila alloggi popolari?



