Va rinnovato un patto per l’Italia che tenga dentro istituzioni, imprese, sistema bancario, cittadini capace di imprimere quella competitività di cui il Paese necessita pena l’irrilevanza sul piano internazionale. Ma attenzione, avverte il Governatore di Bankitalia in occasione della sua relazione annuale, il monito vale per l’Europa intera che rischia di rimanere schiacciata tra Stati Uniti e Cina.
E non si può che guardare alle straordinarie potenzialità dell’Intelligenza artificiale, che andrebbe estesa. Ma è un processo che trova però ostacoli significativi, soprattutto tra le imprese minori. «Comporta costi iniziali elevati e richiede competenze tecniche e gestionali per individuare le soluzioni più adatte, riorganizzare i processi, gestire i rischi legali e tutelare la riservatezza dei dati. I benefici aumentano – riflette Panetta – quando l’adozione si diffonde lungo le filiere. Le singole imprese, tuttavia, decidono sulla base dei propri rendimenti attesi, senza considerare pienamente i vantaggi per il sistema produttivo nel suo complesso. La frammentazione della domanda scoraggia, a sua volta, la nascita di fornitori specializzati. Per superare questi ostacoli, l’intervento pubblico può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali».
Ma, sottolinea il governatore di Bankitalia, la rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: dev’essere governata. «Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico. Servono regole adeguate a tutelare il pluralismo, l’apertura dei mercati, la concorrenza e la dignità del lavoro; vanno condivise a livello globale. L’intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione. Imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo. Occorre facilitare il salto tecnologico delle imprese, rafforzare il capitale umano, orientare il risparmio verso investimenti produttivi, accompagnare i lavoratori nei cambiamenti che la nuova economia richiederà».
Qual è dunque la sfida da affrontare nel breve termine? Recuperare il divario esistente con i giganti globali. «Cinque grandi aziende statunitensi – osserva Panetta – detengono circa tre quarti della capacità di calcolo mondiale; negli Stati Uniti viene sviluppata anche la maggior parte dei modelli generalisti. La Cina sta rapidamente riducendo il divario, mentre l’Europa rimane in ritardo. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati – aggiunge – dispone inoltre di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure, i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie».
Sul piano interno Panetta non poteva non affrontare la questione dell’approvvigionamento energetico scoppiata con la chiusura dello stretto di Hormuz. «Il conflitto nel Golfo Persico ha reso nuovamente evidente la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia. Questa dipendenza va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti. L’Italia ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato. È difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando consumi e investimenti».
Il governatore di Bankitalia non ha dimenticato i giovani, il lavoro, il debito pubblico. Panetta invita a favorire le opportunità lavorative dei giovani, premiando il merito, a puntare sullo sviluppo della formazione e sull’aumento della produttività. Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme».
E sottolinea la necessità di «tagliare il peso del debito pubblico per liberare risorse in favore di sviluppo e servizi sociali». Quanto alla politica monetaria, ritiene che debba ricalibrare la politica sui tassi e non vincolarsi a un percorso predeterminato. «Per accompagnare la crescita del sistema paese – annota il governatore – l’Italia può contare su un sistema bancario solido dove, tuttavia, la crescita non è uniforme, con la redditività degli istituti più piccoli che resta contenuta. Un panorama del credito dinamico in cui c’è spazio per nuove aggregazioni, che travalichino anche i confini nazionali.



