2 Giugno 1946: nasce la Repubblica italiana. 2 Giugno 2026: la ricorrenza, tonda tonda, scivola come l’acqua sulla cresta di un Paese assetato di Spritz. Toglieteci tutto ma non questa magia arancione con bollicine e tanto, tanto ghiaccio. È così che ci riconosciamo come italiani (a disdoro degli astemi), anche se a inventare lo Spritz furono nell’800 i soldati austriaci in Veneto. Beviamo alla nostra salute e chissenefrega di questa anziana signora turrita e stellata, anche se ce la ricordiamo ancora nel suo aspetto da giovane, quando compariva di profilo sui francobolli. Era il tempo in cui gli italiani si scambiavano lettere e non messaggini, foto e video su WhatsApp.
Tutto passa e tutto va, tutto è vanità. Però come erano belli quei 2 Giugno di una volta, quando vedevamo sfilare in tv l’orgoglio militare italiano. Non che avessimo poi tanto da vantarci del nostro passato guerriero, a parte l’impresa compiuta tra il 1915 e il 1918. Ma per una mattinata, almeno noi ragazzi, ci sentivamo forti e potenti. Guai a chi si mette contro di noi. Sfilavano anche i carri armati, con via dei Fori Imperiali che tremava e risuonava dello sferragliare dei cingoli. Ricordo che fu proprio in una di queste sfilate che fu presentato il Leopard 1, pura e strabiliante tecnologia Porsche: l’Esercito italiano aveva da poco adottato questo gioiello da 45 tonnellate.
Poi, nel 1976, ci tolsero quella mattinata di fierezza d’acciaio. La sfilata del 2 Giugno scomparve da via dei Fori Imperiali e dagli schermi tv. La motivazione ufficiale era che la Repubblica doveva fare economie in ossequio all’austerity. La verità è che al governo (e nel deep State) temevano che a qualche generale venissero strane idee in testa. Fiorivano in quegli anni le inchieste sulle trame nere, mentre il tema principale dell’Italia politica era il compromesso storico tra Democrazia cristiana e Partito comunista. Nei conciliaboli dentro il Palazzo, molti signori in grisaglia si saranno detti che era meglio non correre rischi.
Letta con il senno di poi, l’abolizione della mitica sfilata appare come uno dei primi segni che la Repubblica cominciava a entrare in crisi. Non era più sicura di sé. Temeva che ci fossero nemici in agguato ovunque. Era sgomenta per le piazze in tumulto, dove comparivano ragazzi con il casco e il passamontagna che alzavano il braccio con l’indice e il medio uniti a mimare una canna di pistola e con il pollice a mo’ di grilletto. I boomers la stavano stressando con le loro richieste e con le loro velleità rivoluzionarie. La donna turrita e stellata era ancora giovane (aveva solo 30 anni) ed era anche nel pieno delle forze (erano ben lungi dal venire gli occhiuti contabili di Bruxelles che le avrebbero fatto un giorno i conti in tasca). Ma temeva egualmente di non riuscire ad ammansire le masse in agitazione permanente. Nei comizi sindacali c’era chi proclamava che il salario era una variabile indipendente. Provate a gridarlo oggi: come minimo vi fanno un TSO, con tanto di psichiatra, polizia municipale e infermieri al seguito.
Fu solo la cocciutaggine patriottarda di Carlo Azeglio Ciampi a riscoprire la parata dei Fori Imperiali. Ma erano passati 25 anni. I ragazzi di una volta erano ormai uomini maturi e disincantati. Anche la donna turrita e stellata era invecchiata. Aveva perso tutte le occasioni che le erano capitate per darsi un restyling, per dotarsi di un motore turbo e non rimanere troppo indietro in un mondo che cominciava a correre all’impazzata.
Tutti i buoni propositi si sono sciolti, anno dopo anno, come neve al sole. E la sfilata del 2 giugno, diventata ormai inguardabile perché assai poco marziale e sempre più politicamente corretta (tra un po’ di tempo faranno sfilare anche i camion della nettezza urbana), s’è rivelata lo specchio di un Paese ormai sfiduciato, frustrato, impoverito.
La donna turrita e stellata s’è mostrata sempre meno in pubblico. Forse perché aveva vergogna per le troppe promesse non mantenute. A partire dall’articolo 1 della Costituzione. Se i politici che rappresentano il popolo italiano avessero un soprassalto di pudicizia e di onestà dovrebbero riformulare quel solenne precetto in questo modo: «L’Italia è una repubblica post-democratica fondata sulla rendita e sulla speculazione. La sovranità appartiene ai mercati finanziari che la esercitano quotidianamente con il ricatto dello Spread».
Che c’è ormai da festeggiare in data 2 Giugno? Brindiamo piuttosto a noi e alla nostra salute. Viva lo Spritz, abbasso lo Spread.



