Netanyahu ordina l’inasprimento del conflitto in Libano, ma a Tel Aviv si vota per lo scioglimento del Parlamento

lunedì, 1 Giugno 2026
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Netanyahu

Sordo a ogni appello alla moderazione, Benjamin Netanyahu prosegue lucidamente nel suo progetto d’invasione del Libano. In mattinata ha ordinato alle Forze di difesa (Idf) di colpire obiettivi del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah nei sobborghi meridionali di Beirut. «Non accadrà lo scenario in cui Hezbollah attaccherà le nostre città e i nostri cittadini, mentre il suo quartier generale terroristico a Beirut, a Dahiyeh, rimarrà inaccessibile – ha spiegato il primo ministro – continuiamo a intensificare la nostra attività operativa sul terreno nel Libano meridionale ed eliminiamo le roccaforti di Hezbollah. Hezbollah è in fuga. Siamo determinati a ripristinare la sicurezza per gli abitanti del nord, così come abbiamo fatto per gli abitanti del sud».

Il potenziamento delle operazioni avrebbe avuto un “sostanziale”, ma non ufficiale, via libera da Washington in seguito alle incertezze emerse nelle trattative tra Tel Aviv e Beirut. il segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbe nei suoi colloqui con il presidente libanese Joseph Aoun e con Netanyahu tentato di promuovere un accordo in base al quale Hezbollah avrebbe cessato i suoi attacchi in cambio dell’astensione di Israele dall’intensificare le ostilità a Beirut. Aoun avrebbe cercato di portare avanti la proposta, ma il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, avrebbe risposto in maniera evasiva chiedendo a Israele di fermarsi per primo.

Non sarà facile interrompere il conflitto in questa fase. Sembra infatti che i Guardiani della Rivoluzione iraniani abbiano esortato Hezbollah a incrementare la tensione in Libano, per conquistare un vantaggio negoziale nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Ad affermarlo è un funzionario libanese citato da Axios. Lo stesso funzionario ha sottolineato che né Hezbollah né Israele vogliono un cessate il fuoco ed ha accusato gli Stati Uniti di non avere intrapreso alcuna azione decisa per prevenire una escalation da parte di Netanyahu.

Il Libano, intanto, è una polveriera: scuole chiuse e strade intasate nei quartieri meridionali di Beirut, dove cittadini residenti e sfollati hanno già iniziato a lasciare case e campi profughi. Le famiglie si stanno affrettando a lasciare il sud della capitale con auto, furgoncini, moto e qualsiasi altro mezzo di trasporto a loro disposizione, mentre l’esercito libanese sta cercando di facilitare i flussi. L’Idf prosegue contestualmente ad avanzare all’interno del Paese, bombardando in particolare Nabatyeh, Tiro e Sidone. Già otto morti, tre donne e cinque bambini, e 19 feriti dall’alba di oggi, come denuncia il ministero della Salute libanese. Le forze di Hezbollah, decise a non arrendersi, cercano di contrastare l’invasione delle forze israeliane che nei giorni scorsi hanno già superato il fiume Litani e ieri hanno rivendicato l’abbattimento di un drone israeliano diretto sul sud del Libano, e di aver colpito una base israeliana nei pressi di Nabatyeh. Inoltre, hanno lanciato un missile verso il nord di Israele. Una situazione che conferma le parole della ministra dell’Educazione israeliana Yoav Kisch la quale, in un intervento pubblico, si è detta convinta che «nel nord di Israele non c’è nessun cessate il fuoco, c’è la guerra».

C’è però una vicenda di politica interna che molti ignorano distratti dal conflitto: il voto per lo scioglimento della Knesset. Ciò ha ridato fiato alle opposizioni. «Non è un caso che, proprio nel giorno in cui la Knesset vota in prima lettura per il suo scioglimento, Netanyahu scelga di intensificare i combattimenti in Libano senza un obiettivo politico, senza una strategia di uscita e senza un orizzonte che garantisca la sicurezza degli abitanti del nord», scrive su X Yair Golan, il capo del partito Democratici.

«Netanyahu ha perso la capacità di prendere decisioni strategiche. Il governo continua a trascinare Israele da un conflitto all’altro, con l’unico interesse di garantire la propria sopravvivenza politica», aggiunge Avigdor Lieberman, leader di ‘Israel Beiteinu, destra estrema, che invece sostiene che il governo stia legando le mani ai soldati dell’Idf in Libano: «Israele ha bisogno di un leader che prevenga i disastri e non che reagisca a essi. Con me, il 7 ottobre non sarebbe mai accaduto».

Nella mattinata del primo giugno la commissione competente ha approvato il testo per lo scioglimento anticipato della Knesset, un iter che prevede ancora tre passaggi in plenaria.

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