«Pensavo fosse scoop invece era una bufala». Ecco quello che presumibilmente si saranno detti i giornalisti del “Fatto Quotidiano”, di “Otto e mezzo” e di “È sempre Cartabianca” all’apprendere le comunicazioni arrivate oggi dalla Procura Generale di Milano, comunicazioni che mettono la pietra tombale sul cosiddetto “caso Minetti”, cioè sulle ipotetiche irregolarità nell’iter che ha portato alla concessione della grazia presidenziale all’ex igienista dentale amica di Silvio Berlusconi.
«Dagli accertamenti svolti – fanno sapere la procuratrice generale Francesca Nanni, l’avvocata generale Lucilla Tontodonati e il sostituto pg titolare Gaetano Brusa – risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa, dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività, non corrispondono al vero, e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito ed in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti nell’iter procedimentale per la concessione della grazia».
Si tratta di una clamorosa sconfessione di un certo modo, superficiale e fazioso, di fare giornalismo d’inchiesta, un tipo di giornalismo teso a scoprire “magagne” sempre e comunque nel governo e nel centrodestra.
Tutto è cominciato quando s’è diffusa la notizia che il presidente Sergio Mattaralla aveva concesso la grazia alla Minetti, che era stata condannata in via definitiva a 2 anni e 10 mesi per induzione e favoreggiamento della prostituzione nel caso Ruby e a 1 anno e 1 mese per peculato sui rimborsi da consigliera regionale.
I giornalisti dell’opposizione hanno subito storto il naso, come se una persona non potesse fare esperienze nella vita che la cambiano profondamente e che trasformano il suo sguardo sul mondo. Nicole, cessati i clamori della vicenda Ruby, aveva continuato il suo cammino esistenziale tagliando i ponti con il mondo che frequentava prima. S’era unita a un imprenditore, Giuseppe Cipriani, con il quale aveva adottato un bimbo uruguayano abbandonato dai genitori. Questa circostanza è stata ritenuta decisiva per dimostrare un “ravvedimento” della Minetti tale da giustificare l’atto di clemenza da parte del capo dello Stato.
Ma al “Fatto Quotidiano” hanno avvertito puzza di bruciato e si sono subito messi all’opera per dimostrare che gli accertamenti condotti dal ministero della Giustizia ai fini dell’esame da parte della Procura generale di Milano (propedeutico alla grazia) erano stati svolti in modo frettoloso e lacunoso. L’obiettivo politico era chiaramente il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in modo da assestargli il colpo decisivo dopo la sconfitta al referendum. Sulla vicenda s’erano anche buttati a pesce i soliti noti de La7, coadiuvati anche da Sigfrido Ranucci. Il conduttore di “Report” è infatti andato nel “salotto” di Bianca Berlinguer a riferire che il Guardasigilli era stato ospite di Cipriani nel ranch che questi possiede in Uruguay. Ranucci precisò che si trattava di una notizia “non confermata”. Però la riferì egualmente. Ci fu anche chi affermò addirittura che il compagno di Nicole era stato in rapporti con Jeffrey Epstein.
Insomma, l’”affaire” si arricchiva di giorno in giorno di particolari inediti. Poi è arrivata una prima doccia fredda, quando le autorità uruguayane hanno certificato che l’adozione era regolarissima.
Ora siamo al colpo di grazia. Così sentenzia la Procura Generale: «Contrariamente a quanto riportato sul “Fatto Quotidiano” risulta che il decesso in circostanze non chiare (circostanza che aveva eccitato i giornalisti) non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo, ma si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole alla adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentati dal difensore di ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore; il Procuratore della Repubblica in Uruguay ha riferito, in relazione al decesso del legale del minore, che non vi sono ipotesi di reato».
Al dunque, l’inchiesta è partita perché il cercatore di scoop aveva confuso l’identità di un avvocato. Questo è giornalismo d’inchiesta? Questo sarebbe il “baluardo” della democrazia italiana “minacciata” dalla destra al governo.



