FINE-VITA (ALIAS “DOLCE-INDOTTA MORTE”) IN SENATO. NO ALLA LEGGE. DESTRA E SINISTRA SBAGLIANO. ECCO PERCHE’

mercoledì, 3 Giugno 2026
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Oggi comincia in Senato la discussione sul fine vita. Il tema, analizzando le varie proposte, non sono i tecnicismi con cui destra e sinistra pensano di regolare qualcosa che non è regolabile (i sondini, le macchine, i comitati regionali o nazionali che decidono). Una strategia bipartisan sbagliata, che ha come unico scopo quello di partire da casi umani che colpiscono nel profondo l’opinione pubblica, per arrivare a leggi di parte che, come noto, cambiano il costume e quindi, i valori di fondo di una società.
Le domande da porsi sono due.
PRIMA DOMANDA. Siccome il passaggio dal “fine vita” al “suicidio giustificato”, portato tra l’altro a termine da un terzo, è breve, vogliamo arrivare a uno “Stato-becchino” che si attribuisce il diritto di vita e di morte? Uno “Stato etico rovesciato” che per il nostro bene ci elimina? E poi, quando dai malati inguaribili ma non incurabili, si aggiungeranno altre categorie tipo i depressi, i fragili, i disabili, soppressi nel nome di un’idea ideologica di vita dignitosa, cosa faremo?
Già oggi abbiamo il problema del transumanesimo (gli avatar, l’Ai, i robot che ci stanno sostituendo; subiamo l’effetto nefasto dell’uso compulsivo dei social, come l’autopercezione malata, tossica, i deficit cognitivi dei giovani etc); già oggi abbiamo il problema quotidiano della violenza senza senso delle bande, dei migranti di seconda generazione, vogliamo scrivere la parola fine dell’umanità?
In fondo, l’ex ministro Cingolani ce l’aveva anticipato: il pianeta è programmato per tre miliardi di persone, e le risorse non ci sono per tutti. E, altro suo concetto, l’Intelligenza artificiale è superiore all’uomo perché non è emotiva. Collegando le due osservazioni capiremo il progetto futuro. Non nuovo come l’eugenetica. Hitler forse ha solo anticipato i tempi.
E poi, la stessa parola “fine-vita” è un inganno. E’ una neo-lingua che rovescia in bene il male. Stesso pensiero unico per quanto riguarda l’aborto (definito “maternità responsabile”), o l’utero in affitto (definito “maternità sociale e solidale”) etc. Qui bisognerebbe parlare di “dolce-indotta morte”, non di fine vita.
SECONDA DOMANDA. Cosa crede di fare il centro-destra, in particolare Fdi e Fi, con la loro proposta sul fine-vita? Scippare l’argomento alla sinistra, coerente col suo laicismo? O piuttosto, rischia di darsi la zappa sui piedi, accettando uno scivolamento verso una visione della società minoritaria che tale deve restare, visto che il popolo-sovrano in Italia e non solo, scegliendo alle elezioni i programmi del centro-destra, non li considera temi centrali?
NON C’E’ PARTITA, NESSUNA LEGGE SUL FINE VITA: LO STATO, LE ISTITUZIONI, LA POLITICA DEVONO VARARE LEGGI SEMPRE PIU’ EFFICACI SULLE CURE PALLIATIVE. PER COMBATTERE IL DOLORE E LA SOLITUDINE DEI MALATI. SI ELIMINA LA SOFFERENZA NON IL SOFFERENTE.

Leonida Sturmann

 

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