Zelensky scrive a Putin: «Vediamoci per mettere fine alla guerra». Lo zar: «Vieni a Mosca». In realtà il Cremlino non vuole fermarsi

venerdì, 5 Giugno 2026
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Zelensky

«Caro nemico, ti scrivo…», Volodymyr Zelensky prova a cambiare l’inerzia di una guerra sanguinosa e tragica che si protrae da quasi quattro anni e mezzo inviando un’accorata lettera al suo omologo Vladimir Putin chiedendogli un incontro risolutivo per mettere fine alla guerra. È possibile che il leader ucraino abbia deciso di cambiare strategia anche sulla scorta delle notizie che danno l’esercito russo impantanato al fronte e lo stesso Putin, sempre meno seguito dall’opinione pubblica interna, stanco di una guerra che credeva più veloce e sicuramente più fruttuosa. 

«L’Ucraina propone di porre fine alla guerra in un formato tra noi e voi, propongo un incontro – ha scritto Zelensky a Putin – e propongo di fissare una data precisa per l’incontro». Tuttavia, la risposta che Zelensky auspicava non è arrivata, è giunta solo una laconica replica del portavoce dello zar Dmitri Peskov, secondo la quale, tra il serio e il faceto, «il leader ucraino è benvenuto per incontrare la sua controparte russa Vladimir Putin a Mosca in qualsiasi momento». In realtà il capo del Cremlino ha risposto indirettamente a Zelensky attraverso le agenzie internazionali. Una risposta che sa di tanto di «Nyet». «Non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati – ha affermato – le forze russe prendono il controllo di nuovi insediamenti ogni giorno».  

Quindi il silenzio dal Cremlino prosegue, mentre Zelenky continua ad argomentare le proprie ragioni. «Dopo questi 26 anni non c’è nulla che un leader ucraino debba fare nella vostra capitale, così come non c’è nulla che un leader russo debba fare a Kiev». Il presidente ucraino ha indicato Svizzera, Turchia e Paesi del mondo arabo come possibili sedi di un vertice, sottolineando che sono i leader a risolvere le questioni chiave. Zelensky ha proposto di fissare “una data chiara” per l’incontro e ha aggiunto che altri partecipanti potrebbero unirsi al canale bilaterale, in particolare Europa e Stati Uniti, come potenziali garanti di sicurezza. Secondo il capo dello Stato ucraino, la guerra in Europa e la necessità di garanzie per Kiev rendono logico il coinvolgimento di attori capaci di influire realmente sulla situazione. «Le questioni ucraine ed europee si risolvono altrove, non ad Anchorage, ha sottolineato.

Poi il passaggio più aggressivo della lettera inviata a Putin: «La Russia non conquisterà il Donetsk e l’Ucraina manterrà la sua indipendenza. Rinvii regolarmente, ogni pochi mesi, le scadenze per catturare le nostre regioni, in particolare la regione di Donetsk. Non ti aspettavi una resistenza su vasta scala dell’Ucraina e non avevi previsto che le cose sarebbero andate fino a questo punto. Eppure, qui siamo tutti, nel quinto anno di questa guerra su vasta scala.  Ora non avere paura di prendere la strada per uscire da questa guerra. Questa è la cosa principale che ti viene richiesta. L’Ucraina ha preservato la sua indipendenza. E lo preserverà, nonostante tutte le previsioni contrarie».

L’unica reazione all’iniziativa di Zelensky è giunta da Donald Trump, che ovviamente si è auto compiaciuto: «Sono contento che stiano parlando di incontrarsi. Credo che il mio contributo in tal senso sia stato notevole. Entrambi dovranno scendere a compromessi; li ho suggeriti io e ho avuto un ruolo determinante nella vicenda».

Nel frattempo, secondo Bloomberg, Francia, Gran Bretagna e Germania starebbero elaborando un piano per coinvolgere la Russia in colloqui di pace con l’Ucraina. Stando a fonti dell’agenzia, i funzionari europei stanno discutendo di questa idea con le loro controparti ucraine. Con i colloqui guidati dagli Stati Uniti in una fase di stallo e la Russia che subisce pesanti perdite al fronte senza compiere progressi significativi, Francia, Germania e Regno Unito ritengono che sia giunto il momento di tentare di costringere Mosca al tavolo delle trattative. In questo modo, sperano di evitare un altro inverno difficile per l’Ucraina, durante il quale i frequenti attacchi russi al settore energetico del Paese fiaccano anche moralmente gli ucraini.

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