Energia. Il rebus dei 14 miliardi sbloccati dalla UE. A. Testa (segr. gen. Flaei-Cisl): “Utilizziamoli per l’oro bianco. Sblocchiamo le concessioni idroelettriche e anche qui più presenza pubblica”

sabato, 6 Giugno 2026
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La notizia è importante, ma si presta a due letture contrapposte: La Ue sulla carta, è pronta a sbloccare fino a 14 miliardi per l’energia. Lo strumento di flessibilità, inserito all’interno della clausola di salvaguardia per la difesa, consentirà infatti, uno scostamento fino allo 0,3% del Pil all’anno per tre anni. Da un lato, la premier Meloni ha esultato: “L’Italia ha indicato la strada alla Ue”. A conferma che le pressioni del governo hanno ottenuto buoni risultati, per governare l’emergenza causata dalla guerra in Iran; un po’ quello che è avvenuto al tempo del Covid.

Dall’altro, c’è un ma: gli investimenti, tra le righe, dovranno seguire criteri rigidi. Restano fuori taglio delle accise, sussidi e gli sconti in bolletta. E ci sono parecchi vincoli da rispettare. In primis, continuare a investire sulle rinnovabili. Un’imposizione che qualcuno considera un ricatto. La Flaei-Cisl, sindacato leader del settore elettrico, non solo interviene sull’argomento, come soggetto qualificato, ma è anche portatore di una proposta alternativa che ora approfondiremo. Lo Speciale ha raggiunto Amedeo Testa, il segretario generale dell’organizzazione.

Segretario, da che parte si schiera, con i favorevoli a questa concessione di Bruxelles o con i critici?

“Noi come Flaei-Cisl, in ogni occasione, abbiamo sempre assunto una posizione costruttiva, ma ferma nelle nostre convinzioni, anche quando siamo in disaccordo con le nostre rispettive controparti. Prova ne è ad esempio, la proposta di una maggiore presenza e regia pubblica nelle reti elettriche per ridare ordine ed efficienza al sistema. E le annuncio, tra l’altro, una campagna autunnale sull’argomento che ci vedrà al tavolo insieme a tanti interlocutori delle istituzioni. Un dibattito che abbiamo stimolato noi”.

Ma torniamo alla decisione di Bruxelles

“E’ chiaro che per quanto riguarda le rinnovabili servono incentivi massicci, altrimenti non sarebbero remunerative. Negli ultimi 15 anni abbiamo speso circa 160 miliardi, uno dei più grandi investimenti che l’Italia abbia fatto. Per semplificare, il sole e il vento costano. Ma sempre per semplificare, il sole e il vento non bastano. E, ancora una volta, sull’argomento torno a richiamare l’importanza di un approccio non ideologico e pragmatico: è necessario un mix energetico che sintetizzi passato e futuro, le fonti fossili che serviranno per moltissimi anni ancora, le rinnovabili e, accanto a tutto questo, il nucleare. Come Flaei-Cisl, circa un anno fa, abbiamo posto la questione. E vedo che ora il governo ha seguìto questa strada. Ma mi lasci dire che in questo momento di crisi e difficoltà non possiamo perdere un’occasione storica”.

Quale?

“Mi riferisco ai 14 miliardi che ci sono stati concessi dall’Europa: concentriamoli tutti sul settore idroelettrico, il nostro oro bianco e sul geotermico. Come noto, le concessioni in questo settore non sono state ancora rinnovate, determinando una situazione di provvisorietà e di incertezza strutturale e strategica che ha impedito gli investimenti necessari da parte delle aziende del comparto, le quali – un po’ legittimamente e un po’ no – non hanno investito, e hanno beneficiato comunque di grandissimi guadagni, perché gli ammortamenti di tutto il parco idroelettrico sono finiti da molti anni. Per le aziende il costo dell’idroelettrico è praticamente pari a zero, solo ricavi quindi. Da qui la nostra proposta: siccome serviranno ingenti investimenti sull’idroelettrico, i 14 miliardi possiamo legittimamente utilizzarli per questa fonte rinnovabile”.

Come?

“Non dimentichiamo che il parco idroelettrico rappresenta uno dei capitali economici ed energetici più importanti del nostro paese e già produce il 35% della nostra energia rinnovabile. Pur conoscendo la complessità dell’argomento dico che bisogna innanzitutto ridare le concessioni a chi già le ha e imporre sin da subito massicci piani di ammodernamento e ripotenziamento, fino allo sghiaiamento degli invasi. Fare massicce assunzioni di personale e come abbiamo già proposto per le Reti, lo Stato deve controllare molto più da vicino i comportamenti delle aziende. C’è bisogno di tale cambio di passo: il parco idroelettrico è tra i più vecchi d’Europa, oltre i due terzi degli impianti sono stati costruiti prima degli anni ‘60”.

E i benefici immediati?

“Maggiore modernità del sistema, maggiore resilienza ai cambi climatici e soprattutto maggiore capacità produttiva. Non credo ci siano studi ben precisi, ma l’aumento della capacità generativa dell’idroelettrico potrebbe aumentare dal 10 al 20%. Una quantità enorme”.

Quale messaggio intende dare al governo?

“Accanto al gas che servirà ancora per moltissimi anni, le rinnovabili, il nucleare e l’oro bianco, l’idroelettrico, appunto, potremmo finalmente mettere in sicurezza il nostro paese per molti decenni. Come Flaei-Cisl abbiamo le idee chiarissime”.

Questo aggiusterà anche i prezzi delle bollette immagino …

“Questi sogni li lascio ai politici; noi della Flaei sappiamo di cosa parliamo: l’energia costa e non c’è una soluzione che possa abbattere in maniera significativa le bollette nel breve periodo. Si fa molta confusione su questo e c’è molta demagogia in giro. Le faccio un esempio per concludere: una famiglia spagnola e una italiana, al di là di ciò che si dice, pagano la bolletta elettrica in egual misura, anche se il mix energetico è molto diverso. I fatti, contro i quali non valgono gli argomenti come dicevano i latini, si stanno incaricando di tracciare la strada”.

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