Dietro l’offerta da 31 miliardi di euro, il premio del 12,5% agli azionisti e la cessione di 635 filiali a Unipol non c’è soltanto una normale operazione finanziaria. Si sta giocando una partita molto più importante: la difesa del sistema bancario italiano in un momento in cui l’economia francese mostra segnali di rallentamento e i grandi gruppi europei sono alla ricerca di nuove opportunità di crescita.
L’operazione rappresenta uno dei più grandi riassetti del credito italiano degli ultimi anni. Banco BPM vale oggi circa 30 miliardi di euro e l’integrazione rafforzerebbe ulteriormente un sistema che vede già due campioni nazionali come UniCredit e Intesa Sanpaolo tra le banche più solide e redditizie d’Europa.
I numeri spiegano bene la situazione. UniCredit ha chiuso gli ultimi esercizi con utili superiori ai 10 miliardi di euro annui. Intesa Sanpaolo viaggia su livelli analoghi. Insieme generano oltre 20 miliardi di utili l’anno, una potenza finanziaria che pochi gruppi europei possono vantare.
La cessione di 635 sportelli a Unipol non è soltanto una concessione all’Antitrust. Serve a facilitare il via libera regolamentare e contemporaneamente a mantenere il controllo italiano di una parte significativa della rete bancaria nazionale.
Molti osservatori leggono questa operazione anche come una risposta preventiva alle ambizioni di Crédit Agricole, già fortemente presente in Italia attraverso le proprie controllate e interessata da anni a rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento nel nostro Paese.
Il motivo è semplice. L’Italia rappresenta oggi uno dei mercati bancari più profittevoli d’Europa. Le famiglie italiane possiedono oltre 5.800 miliardi di euro di ricchezza finanziaria privata. Si tratta di una delle più grandi masse di risparmio del continente e inevitabilmente attira l’interesse dei grandi gruppi esteri.
Nel frattempo la Francia deve affrontare un debito pubblico superiore ai 3.500 miliardi di euro, pari a oltre il 115% del PIL, una crescita debole e un deficit che continua a preoccupare Bruxelles. In un simile contesto, espandersi all’estero diventa una necessità strategica per molte imprese francesi.
È proprio per questo che il consolidamento bancario italiano assume una valenza geopolitica oltre che finanziaria. Un sistema composto da due grandi pilastri come UniCredit e Intesa, affiancati da gruppi solidi come Banco BPM, MPS e Unipol, rende molto più difficile qualsiasi tentativo di acquisizione ostile o di progressiva penetrazione da parte di operatori stranieri.
La storia economica insegna che i grandi Paesi difendono sempre i propri campioni nazionali. La Germania protegge le sue banche regionali e le sue casse pubbliche. La Francia interviene regolarmente nei settori considerati strategici. Non esiste quindi alcuna ragione per cui l’Italia debba rinunciare a costruire un sistema bancario forte e competitivo.
Per questo motivo la partita che si sta giocando in Borsa non riguarda soltanto il prezzo delle azioni o i dividendi futuri. Riguarda il controllo del credito, del risparmio e della capacità di finanziare l’economia reale italiana nei prossimi decenni.
E con due colossi come UniCredit e Intesa ai vertici del sistema, l’idea che un operatore straniero possa facilmente conquistare il cuore della finanza italiana appare oggi molto meno probabile rispetto a pochi anni fa.



