Sventato attentato alla Casa Bianca: volevano uccidere Trump per il suo compleanno

martedì, 16 Giugno 2026
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Le autorità federali degli Stati Uniti hanno sventato un complesso e letale piano terroristico volto a colpire la Casa Bianca lo scorso 14 giugno. L’attacco era stato pianificato in concomitanza con l’evento di arti marziali miste «Ufc America 250», eccezionalmente allestito nei giardini della residenza presidenziale per celebrare l’ottantesimo compleanno del presidente Donald Trump. L’operazione, coordinata su base multi-statale, ha portato alla luce un network eversivo strutturato che mirava a decapitare i vertici dell’amministrazione americana.

La notizia è stata ufficializzata dal direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI), Kash Patel, tramite un comunicato diffuso sulla piattaforma X. Patel ha lodato l’operato tempestivo degli agenti federali e dei partner del Dipartimento di Giustizia, sottolineando come la minaccia fosse monitorata già dal 10 giugno. “Grazie alla rapida azione dell’Fbi, dei nostri partner e del dipartimento di Giustizia in un’operazione condotta in più Stati, diverse persone sono ora in custodia e gli attacchi pianificati sono stati fermati sul nascere”, ha dichiarato il capo dell’intelligence domestica.

La rete dei 23 sospetti e la logistica degli arresti

Secondo le ricostruzioni fornite dagli investigatori e anticipate dall’emittente Fox News, l’indagine ha identificato una rete potenziale di almeno 23 individui coinvolti a vario titolo nel complotto. Al momento, cinque persone sono state tratte in arresto in un’operazione fulminea che ha interessato gli Stati dell’Ohio (con il primo fermo eseguito a Cincinnati), del Missouri e della California.

Nei giorni immediatamente precedenti la data designata per l’attacco, alcuni membri della cellula si erano trasferiti e radunati a Fredericksburg, in Virginia, località strategica a breve distanza dalla capitale, per definire gli ultimi dettagli logistici e coordinare l’assalto. I fili della cospirazione sono stati tesi su Signal, nota applicazione di messaggistica criptata: l’intercettazione e la decrittazione di queste chat hanno permesso all’antiterrorismo di mappare i 23 profili attivi.

Dall’analisi delle conversazioni è emersa una chiara matrice ideologica di opposizione violenta, con obiettivi dichiarati che includevano le “élite capitaliste”, “miliardari” e figure politiche di primo piano, in particolare i parlamentari finanziati dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee). Attualmente, lo smartphone iPhone sequestrato a uno dei principali indagati è sottoposto a un’accurata analisi forense da parte dell’FBI per identificare i reali titolari delle restanti 18 utenze rimaste attive nelle chat.

Il piano tattico: droni, cecchini e una “seconda ondata”

Il piano d’attacco, definito dagli inquirenti come altamente sofisticato e articolato in più fasi successive, mirava a massimizzare il numero di vittime sfruttando la vulnerabilità di un evento all’aperto affollato da civili e alte cariche istituzionali. La prima fase prevedeva l’impiego di droni commerciali modificati e caricati con sostanze esplosive. Questi dispositivi avrebbero dovuto colpire simultaneamente diversi edifici adiacenti al perimetro della Casa Bianca.

L’esplosione dei droni non era intesa solo come atto distruttivo a sé stante, bensì come diversivo tattico per innescare un’evacuazione di massa nel panico generale. Il piano prevedeva che la folla in fuga venisse scientificamente incanalata verso zone specifiche esterne, dove era già stata posizionata una squadra di cecchini appostati e pronti ad aprire il fuoco sui civili e sulle autorità, incluso lo stesso Donald Trump. Nel caos generato dalla sparatoria, una “seconda ondata” di terroristi avrebbe dovuto lanciare un assalto diretto ai cancelli principali della Casa Bianca per penetrare all’interno della residenza.

“I servizi segreti statunitensi hanno collaborato a stretto contatto con l’Fbi durante tutta l’indagine. Agenti speciali e team tecnici hanno lavorato senza sosta per identificare i responsabili e neutralizzare la minaccia prima che potesse concretizzarsi.”

— Sean Curran, Direttore del Secret Service

I cinque individui arrestati dovranno comparire a breve davanti a un giudice del tribunale federale. I capi d’accusa formalizzati dal Dipartimento di Giustizia sono pesantissimi e includono associazione a delinquere con finalità di terrorismo, tentato omicidio di cariche pubbliche e detenzione illegale di armi ed esplosivi. La mobilitazione per sventare il complotto ha visto il coinvolgimento diretto di ben dodici uffici sul campo dell’FBI dislocati in tutto il Paese, supportati costantemente dai reparti speciali del Secret Service.

L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito politico sulla sicurezza e sulla polarizzazione ideologica negli Stati Uniti. Il vicepresidente JD Vance, commentando i dettagli dell’indagine ai microfoni di Fox News, ha puntato il dito contro il clima di scontro radicale che caratterizza il Paese, attribuendo la responsabilità all’esasperazione dei toni nel dibattito pubblico.

“Questo è quello che succede quando si alza così tanto il tono della retorica, al punto che dissentire da qualcuno diventa un pretesto o un motivo di violenza”, ha dichiarato il vicepresidente, esortando tutte le forze politiche a una profonda riflessione sulla responsabilità delle parole.

 

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