La fine della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, la revoca del blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz e il ripristino del traffico marittimo da parte di Teheran ai livelli prebellici entro trenta giorni, tenendo conto dei tempi necessari per lo sminamento della via marittima: sono alcuni dei 14 punti chiave dell’accordo tra Usa e Iran, di cui l’agenzia Bloomberg e altri media hanno diffuso una copia. Il testo del memorandum prevede inoltre che la Repubblica Islamica non produrrà mai armi nucleari, mentre il processo dell’uranio arricchito sarà affrontato in modo adeguato nell’accordo finale. Nel frattempo, Iran e Stati Uniti concordano di mantenere lo status quo: Teheran congela il proprio programma nucleare allo stato attuale, mentre Washington si impegna a non imporre nuove sanzioni contro l’Iran e a non rafforzare il proprio dispositivo militare nella regione. Da parte loro, gli Stati Uniti si impegnano anche, insieme ai partner regionali, a definire un piano complessivo per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, garantendo un finanziamento minimo di 300 miliardi di dollari, con un meccanismo di attuazione che dovrà essere messo a punto entro 60 giorni. Previsto, inoltre, anche lo sblocco dei beni iraniani congelati e la concessione di deroghe per le esportazioni di petrolio iraniano. Infine, in seguito alla firma del memorandum, l’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Tuttavia, fonti del gruppo di negoziati di Teheran hanno comunicato che la bozza di memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti pubblicata dall’agenzia Bloomberg presenta numerose inesattezze, soprattutto sulla gestione dello stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran. «Il memorandum – sostiene l’agenzia iraniana – è composto da 14 articoli e gli argomenti trattati in questi articoli sono stati ripetutamente riportati dai media, ma i dettagli forniti da Bloomberg per ciascun articolo sono incompleti. Il testo del memorandum sarà pubblicato dopo la firma, prevista per venerdì, come concordato da entrambe le parti».
Ma, a quanto pare, non è tutto oro ciò che luccica. Secondo numerosi osservatori, l’imminente firma dell’accordo tra Usa e Iran, prevista a Lucerna per venerdì, si presta a numerose incertezze che ne minacciano la tenuta. Nonostante l’ottimismo di Donald Trump, l’architettura diplomatica mostrerebbe vistose crepe tecniche. Le indiscrezioni di Reuters e del Financial Times su un imponente piano di aiuti finanziari a Teheran, un fondo dedicato da 300 miliardi di dollari, stridono con le secche smentite della Casa Bianca, mentre la fondamentale riapertura dello Stretto di Hormuz resta legata a una formulazione ambigua, con Teheran che non esclude l’ipotesi di imporre, nel medio-lungo periodo, tariffe marittime. Sullo sfondo, quella che Trump definisce rinuncia all’atomica da parte della Repubblica Islamica appare per ora come un impegno di massima, privo di dettagli operativi vincolanti, sollevando lo scetticismo degli alleati, in particolare di Israele. Il vicepresidente JD Vance assicura che l’Iran tornerà a consentire le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (l’Aiea), ma i veri interrogativi riguardano l’uranio arricchito già nelle mani di Teheran. I nodi principali che rischiano di paralizzare il memorandum riguardano, dunque, la finanza, la sicurezza marittima e gli impegni in materia nucleare. Quelli che, in buona sostanza, hanno scatenato la guerra.



