È finita dopo trenta lunghissimi giorni l’odissea libica di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla. Ad annunciarne soddisfatto il rilascio ieri sera il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Con loro è stato affidato al console italiano a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana seguito dalla Farnesina. Gli attivisti faranno rientro in Italia nelle prossime ore. “Da 30 giorni aspettavamo questo momento, siamo felicissimi” le parole di commento alla notizia di Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla. Oggi ricorre un mese esatto dalla detenzione scattata il 24 maggio.La vicenda nasce a metà maggio. Il convoglio umanitario era partito il 15 maggio, con 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti per Gaza e oltre 200 partecipanti da 25 Paesi. A fine mese, nei pressi di Sirte è scattato il violento sgombero. “Abbiamo visto camionette nere di militari a volto coperto” racconta un’attivista. Gli attivisti si sono rifugiati in una moschea poi sgomberata col gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena, una trascinata per i piedi. Un ragazzo dell’organizzazione è rimasto privo di sensi con sospetto trauma cranico. Dieci attivisti sono stati fermati con l’accusa di ingresso illegale per aver attraversato la regione senza autorizzazione di Bengasi. Tra loro i due connazionali Centrone, 33enne di Molfetta, e Alberizia, 67enne di origini foggiane residente in Piemonte. La detenzione è stata più volte prolungata senza chiare motivazioni. Ora la Farnesina, in coordinamento con Palazzo Chigi, ha chiuso la trattativa diplomatica. La liberazione è una vittoria della diplomazia silenziosa. Farnesina e Palazzo Chigi hanno lavorato sottotraccia per 30 giorni con il console a Bengasi, evitando la rottura pubblica e politica. Il risultato è che tre persone tornano a casa, non restano ostaggi di una crisi geopolitica. Ma il caso Flotilla riapre un nodo scomodo: l’aiuto umanitario a Gaza passa per territori controllati da uomini forti e milizie. Sirte ha mostrato il prezzo: gas nella moschea, donne trascinate, sospetto trauma cranico. Per Centrone e Alberizia ora c’è il rientro in patria. Per la politica italiana resta la domanda: quanta libertà d’azione hanno le Ong quando lo Stato libico è diviso e la sicurezza è in mano a despoti come il maresciallo Haftar? La sicurezza dei convogli umanitari va garantita.



