Giusto in tempo. Con un’accelerazione della trattativa, è arrivata la firma dell’ipotesi di accordo sul contratto che regolamenta il lavoro dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. L’hanno sottoscritto Sisac, in rappresentanza delle regioni, e le organizzazioni sindacali Fimmg e Fmt. Il contratto prevede l’introduzione di un obbligo per i medici di medicina generale fino a 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case della comunità tra le 8 e le 20, con un turno di almeno 3 ore continuative. Per ciascuna ora di attività, ai medici è garantito un compenso pari a 38,72 euro, oltre oneri, secondo un principio di tariffazione unica su tutto il territorio nazionale. per garantire la continuità dell’attività, sarà compito della singola azienda sanitaria definire il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell’Aggregazione funzionale territoriale, ove presente, e quindi di distribuire le ore residue tra i medici operanti nel territorio della Casa della comunità. Questo accordo è fondamentale per garantire la continuità dell’assistenza territoriale e si inserisce nel contesto del Pnrr, che prevede l’apertura di 1.038 nuove strutture per l’assistenza sanitaria. Il ministro della Salute, Orazi Schillaci, ha espresso soddisfazione per il raggiungimento dell’accordo, sottolineando l’importanza della presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità per una sanità più moderna e vicina ai cittadini.
Il ministro ha anche evidenziato che l’obiettivo è decongestionare i pronto soccorso, riempiendo le nuove strutture con un numero adeguato di medici. In precedenza, era stata proposta un decreto per facilitare questo processo, ma è stato accantonato a causa delle polemiche con i sindacati medici.
Cosa sono e a cosa servono le Case di comunità? Rappresentano una delle novità più importanti della riforma. Sono centri poliambulatoriali da costruire o da ricavare da edifici esistenti, dotati di personale e strumentazione utile a fornire i servizi sanitari previsti. L’obiettivo è quello di rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità, quella che oggi è incarnata dagli ambulatori dei medici di base e dei pediatri, e dai medici della continuità assistenziale, cioè le guardie mediche, attive quando gli ambulatori di medici e pediatri sono chiusi, le cui debolezze sono emerse con forza durante la pandemia di Covid.
Il Pnrr ha inizialmente previsto l’attivazione di 1350 Case di comunità sul territorio, indicativamente una ogni 40/50mila abitanti, entro la prima metà del 2026. L’Italia ha però ottenuto dalla Commissione europea la possibilità di rimodulare questo obiettivo per compensare l’aumento dei costi incorso negli ultimi anni, target ora fissato a un minimo di 1038.
Le Case di comunità saranno strutture sanitarie nuove, soprattutto da un punto di vista funzionale e non necessariamente dal punto di vista della collocazione e dei locali, in quanto in buona parte dei casi si sovrapporranno agli attuali poliambulatori delle Asl.
Per come sono state pensate, rivestiranno un ruolo intermedio tra gli ambulatori dei medici e dei pediatri di famiglia e l’ospedale, con un obiettivo duplice: offrire ai cittadini un’assistenza di base complementare a quella che già ricevono dai propri medici e pediatri, assicurando così una vera continuità dell’assistenza quando gli ambulatori di questi ultimi non sono aperti, anche in orari diurni; ridurre il ricorso improprio al Pronto Soccorso per problemi di salute non realmente urgenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurne il sovraffollamento. Non solo: le Case della Comunità saranno il punto unico di accesso per attività di prevenzione, cura e riabilitazione, soprattutto per i cittadini fragili per malattia o condizione sociale o affetti da malattie croniche, diventando così il centro in cui si organizzano tutti i servizi che già ora le Asl garantiscono.
Naturalmente la prova del nove arriverà nei mesi successivi, quando cittadini e medici potranno verificare se le Case di comunità saranno riuscite davvero a offrire un’assistenza più semplice, più rapida e più vicina al territorio rispetto a quella offerta attualmente.



