Il sistema pensionistico italiano sta cambiando. E i dati del Rendiconto Sociale INPS 2025 fotografano una tendenza destinata a far discutere: si va in pensione più tardi e con assegni mediamente più bassi rispetto a quelli già in pagamento.
L’importo medio delle pensioni già erogate è pari a 1.538 euro mensili, mentre quello delle nuove pensioni liquidate nel 2025 si ferma a 1.290 euro. La differenza è di 248 euro al mese, pari a circa il 16% in meno. Non significa che ogni nuovo pensionato perda automaticamente 248 euro rispetto all’anno precedente, ma che le pensioni di nuova decorrenza risultano mediamente inferiori rispetto all’insieme delle pensioni già esistenti, spesso calcolate con regole più favorevoli.
Parallelamente cresce anche l’età effettiva di pensionamento. Per le donne si passa da 64,4 anni nel 2022 a 65,4 anni nel 2025, mentre per gli uomini da 63,7 a 64,1 anni. Un incremento legato sia alle modifiche normative sia al progressivo irrigidimento dei requisiti per l’uscita anticipata.
Nel 2025 sono state liquidate 834.658 pensioni previdenziali, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Secondo l’INPS, il calo è dovuto soprattutto alle restrizioni introdotte negli ultimi anni, che hanno limitato le possibilità di accesso anticipato al pensionamento.
Dietro questi numeri c’è un cambiamento strutturale. Il progressivo passaggio al sistema contributivo, l’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione e carriere lavorative sempre più discontinue stanno producendo assegni iniziali più contenuti rispetto alle generazioni che hanno beneficiato, almeno in parte, del sistema retributivo. A pesare è anche la dinamica demografica: meno lavoratori attivi e più pensionati rendono sempre più complesso mantenere in equilibrio il sistema previdenziale.
Il risultato è un quadro che impone una riflessione: la sostenibilità dei conti pubblici resta fondamentale, ma altrettanto importante sarà garantire pensioni adeguate alle future generazioni. La sfida non riguarda soltanto l’età di uscita dal lavoro, ma anche crescita economica, occupazione stabile, produttività e natalità, elementi che determineranno il futuro della previdenza italiana.



