Papa Leone XIV, l’ultimo appello ai lefebvriani: «Tornate sui vostri passi o sarà scisma». Il rischio del bis dopo lo strappo del 1988

martedì, 30 Giugno 2026
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La Chiesa Cattolica si trova a un passo da una nuova, drammatica frattura. Nel seminario svizzero di Écône è ormai tutto pronto per le ordinazioni del 1° luglio, che vedranno la consacrazione di quattro nuovi vescovi (uno svizzero, uno statunitense e due francesi) senza il mandato pontificio. Un gesto che la Santa Sede ha già qualificato come atto scismatico e che farà scattare la scomunica automatica (latae sententiae) per i consacrati e i consacranti.

A pochissime ore dallo strappo, Papa Leone XIV ha voluto tentare un ultimo, accorato affondo diplomatico, indirizzando una lettera dai toni drammatici al superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).

“Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi. Lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento.” — Dalla lettera di Papa Leone XIV alla FSSPX

Il Pontefice ha avvertito che questo passo priverebbe i fedeli tradizionalisti della ricezione lecita e, in alcuni casi, persino valida dei sacramenti, ribadendo però che “la Chiesa è sempre disponibile a un percorso di dialogo”.

Un dramma che si ripete: i precedenti del 1988 e del 2024

La crisi odierna non è purtroppo una novità, ma si inserisce in un solco storico profondo ed evoca fantasmi mai del tutto svaniti.

  • Il precedente di Écône (1988): La Fraternità San Pio X, nata dall’opposition di monsignor Marcel Lefebvre alle riforme del Concilio Vaticano II, compì lo stesso identico strappo il 30 giugno 1988. In quel caso, Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il consenso di Giovanni Paolo II, incorrendo nella scomunica. Nonostante nel 2009 Papa Benedetto XVI avesse revocato quelle sanzioni nel tentativo di sanare la ferita, la piena comunione non è mai stata raggiunta, e nel 2019 Papa Francesco ha definitivamente soppresso la Commissione Ecclesia Dei, che si occupava del dialogo con i tradizionalisti.

  • L’ultimo scisma (2024): Se le ordinazioni di Écône venissero confermate, si tratterebbe del secondo scisma formale in tempi recenti. Appena due anni fa, il 4 luglio 2024, il Dicastero per la Dottrina della Fede aveva infatti decretato la scomunica per scisma nei confronti di Monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, a causa del suo esplicito rifiuto di riconoscere l’autorità del Pontefice e il Concilio Vaticano II.

Una Chiesa polarizzata

L’appello del Papa è arrivato in una data fortemente simbolica, la festa dei santi Pietro e Paolo. Durante l’omelia e il successivo Angelus in piazza San Pietro, Leone XIV ha ricordato come i due santi “non potevano essere più diversi, ma non erano avversari” perché “il Vangelo non uniforma ma compone”.

Lo strappo della Fraternità – che oggi conta nel mondo circa 733 sacerdoti e mezzo milione di fedeli – si inserisce in un quadro di forte polarizzazione interna che il Papa sta cercando di ricomporre fin dal giorno della sua elezione. Una tensione che non tocca solo il fronte tradizionalista: proprio nei giorni scorsi, sul versante progressista, il Vaticano ha dovuto frenare duramente l’episcopato tedesco, respingendo la richiesta di affidare le omelie ai laici poiché la predicazione “deriva dalla natura stessa della liturgia”.

Mentre a Écône si celebrano le messe preparatorie e i fedeli visitano la tomba di Lefebvre, la Santa Sede attende il 1° luglio senza intenzione di fare ulteriori concessioni: se le ordinazioni avranno luogo, la scomunica scatterà all’istante. La linea del Papa, ribadita anche nel corso del recente concistoro straordinario davanti a 180 cardinali, resta ferma e proiettata al futuro: “La comunione non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni… la Chiesa deve andare avanti”.

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