Il quadro geopolitico interno emerso dal Governance Poll 2026 — lo storico monitoraggio annuale realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore — offre una fotografia nitida delle dinamiche del consenso in Italia. Tra conferme strutturali, exploit inaspettati e vistosi cedimenti, i dati di quest’anno ridisegnano la geografia del gradimento dei Presidenti di Regione a elezione diretta, portando alla luce trend macroregionali significativi.
Il “caso Puglia”: Decaro re del consenso al debutto
La vera svolta dell’edizione 2026 riguarda il vertice della classifica. Dopo anni di ininterrotto dominio del Nord-Est, la medaglia d’oro si sposta a Sud grazie ad Antonio Decaro. Nella sua nuova veste di governatore della Puglia, Decaro conquista subito il primato con il 66% dei consensi (+2% rispetto al giorno della sua elezione).
Non si tratta di una sorpresa assoluta per chi segue i flussi di consenso: l’ex sindaco di Bari si conferma una formidabile “macchina elettorale”, capace di bissare i traguardi già raggiunti per ben sei volte durante i suoi dieci anni alla guida del capoluogo pugliese. Un risultato che legittima politicamente la sua candidatura, nata lo scorso autunno dopo un complesso braccio di ferro interno al centrosinistra con il predecessore Michele Emiliano.
Il Nord-Est si conferma un feudo leghista
Nonostante la perdita del gradino più alto del podio, il blocco del Nord-Est si dimostra solidissimo, smentendo le ipotesi di un logoramento strutturale:
- Alberto Stefani (Veneto):Raccoglie la pesante eredità di Luca Zaia e si piazza al secondo posto con un eccezionale 65%. Un dato plebiscitario che dimostra come il legame tra l’elettorato veneto e la proposta leghista resti inscindibile.
- Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia):Si conferma sul podio stazionando al terzo posto con il 64% delle preferenze, consolidando il suo status di leader nazionale stimato.
La Lombardia accelera, il Piemonte si consolida
A completare l’ottima performance dei governatori del Nord è il dato della Lombardia. Attilio Fontana si posiziona al sesto posto con il 57% di gradimento, mettendo a segno un balzo di ben cinque punti rispetto al 2025. Si tratta dell’accelerazione annuale più forte registrata tra tutti i Governatori in carica. Poco sopra, al quarto posto, si attesta Alberto Cirio in Piemonte con un solido 60%, a testimonianza di un radicamento del centrodestra ormai strutturale al di fuori delle grandi aree urbane. Questi numeri iniettano nuova linfa nel dibattito interno alla Lega. La forza dei governatori sul territorio contrasta con il parziale congelamento del progetto di una “Csu padana” (sul modello bavarese), frenato dalle correnti più vicine al vicepremier Matteo Salvini.
L’incognita autonomia: L’ottima tenuta dei presidenti settentrionali non sembra derivare dai passaggi formali sull’autonomia differenziata. Nonostante l’avvio delle preintese da parte del Governo con Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto, i contenuti restano fortemente limitati dai rilievi di illegittimità costituzionale sollevati dalla Consulta. Il percorso parlamentare è ancora lungo e rischia di arrestarsi qualora si concretizzasse l’ipotesi di elezioni anticipate in primavera, paventata dal ministro dell’Economia Giorgetti.
Il Sud tra l’eccezione Occhiuto e le difficoltà di coda
Mentre Decaro brilla al vertice, il resto del Mezzogiorno tende a concentrarsi nella parte medio-bassa della classifica, pur con vistose eccezioni di crescita:
- L’exploit di Schifani: Il presidente della Sicilia, pur fermandosi al 56% complessivo (8° posto), fa registrare una crescita monstre del +13,9% rispetto al giorno delle elezioni, guidando la classifica del recupero di consenso personale.
- La certezza Occhiuto: In Calabria, il vicesegretario di Forza Italia Roberto Occhiuto si conferma “l’eccezione meridionale” stabile del centrodestra, agguantando il quarto posto ex aequo con Cirio al 60% (+2,7% rispetto alle urne).
Nelle retrovie si assiste invece a un vero e proprio crollo del consenso per i presidenti del Lazio e del Molise. Francesco Rocca (Lazio) e Francesco Roberti (Molise) chiudono la classifica all’ultimo posto ex aequo con un preoccupante 42%. I trend storici mostrano emorragie pesantissime rispetto al momento dell’elezione: Rocca perde l’11,9%, mentre Roberti precipita del 20,2%. Sotto la soglia psicologica della “sufficienza” (50%) si trovano anche neo-eletti o subentrati come Marco Bucci in Liguria (45%), Stefania Proietti in Umbria (49%) e Alessandra Todde in Sardegna (49%).
Il Governance Poll 2026 ci consegna un’Italia politicamente polarizzata nella gestione del territorio. Da un lato, i governatori storici del Nord (e l’eccezione Occhiuto a Sud) beneficiano di macchine politico-amministrative collaudate e resistenti alle intemperie della politica romana. Dall’altro, l’irruzione di Antonio Decaro scardina l’idea di un Mezzogiorno strutturalmente sfiduciato verso i propri amministratori, dimostrando che il “modello dei sindaci” basato sulla prossimità e sul pragmatismo resta l’antidoto più efficace alla crisi della rappresentanza.



