La legge prevede che i video-terminalisti non possano lavorare per più di 20 ore settimanali. Invece, come noto, le dinamiche attuali delle professioni, le criticità e vetustà delle strutture operative, la velocità obbligata e le numerose pressioni esterne, costringono tante persone a superare questo tetto consentito. Lo Speciale ha raggiunto Gian Piero Covelli, oculista, professore universitario e medico presso l’ospedale romano Sant’Andrea.
Professore, lei da esperto del settore e da attento e sensibile amante del bene comune, fa testo infatti la sua campagna mediatica “Il mio sguardo per Roma”, si sta impegnando molto per la salute oculare dei video-terminalisti. C’è una ragione di fondo che l’ha spinta a scendere direttamente in campo, oltre la sua naturale dimensione professionale?
“Innanzitutto credo nelle istituzioni che abbiamo cura dei loro cittadini e che rispettino i loro diritti e la dignità del lavoro. Un appello alla politica: sono argomenti che non vanno separati. Se un lavoratore si sente garantito, protetto nei luoghi di lavoro, come qualità della sua vita, dà il meglio di sé stesso”.
Nello specifico ha preparato e inoltrato ben tre proposte di legge sull’argomento. Ce le spiega?
“La prima, la più delicata, riguarda il riconoscimento del danno oculistico da mobbing. E sono orgoglioso di essere stato il primo oculista in Italia e non solo, ad aver teorizzato tale correlazione. La seconda proposta prevede la possibilità di monitorare in anticipo la pressione oculare con delle modifiche rafforzative del decreto legge 81-2008, contemplando l’obbligatorietà della visita oculistica con inserimento della misurazione della Iop. E sa perché? Da noi ci sono circa 30.000 nuovi casi all’anno di glaucoma. E converrà, che una diagnosi precoce attraverso una modalità preventiva permetterebbe una ovvia e migliore gestione della malattia”.
E la terza proposta?
“E’ il riconoscimento nosologico della astenopia, comunemente nota come affaticamento oculare, disturbo funzionale causato dal superlavoro prolungato dei muscoli oculari, che si manifesta con bruciore, secchezza, vista offuscata e mal di testa, spesso scatenati dall’uso intenso di schermi, lettura o guida; riconoscimento come malattia quindi, e non come sindrome. Un cambio di passo importante: diventa malattia professionale, una cura sociale dagli effetti virtuosi per tutti. Sarebbe una tutela sanitaria che riguarda dai 10 ai 15 milioni di persone. Pensi che risparmio per l’Inail sul versante-invalidità”: la prevenzione serve a questo. Per concludere, le mie proposte, lungi da essere di settore, sono idee e ricette dal fortissimo impatto sociale”.
L’intervista a Gian Piero Covelli, pagina ufficiale: https://www.facebook.com/GianPieroCovelliunosguardoperRoma