Torna lo scontro tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni sul petrolio iraniano dopo gli attacchi registrati nelle ultime 24 ore nello Stretto di Hormuz. Secondo i media almeno tre navi commerciali sono state colpite in transito, tra cui una proveniente dal Qatar e una saudita. La decisione è stata annunciata dopo la revoca della deroga del 21 giugno, che autorizzava produzione, consegna e vendita di greggio iraniano. “Il memorandum con l’Iran è basato sui risultati: Teheran otterrà benefici solo se darà prova di condotta corretta”, questo un dictat di un funzionario Usa ai media. A rincarare la dose il segretario generale della Nato Mark Rutte. Arrivando al vertice dell’Alleanza ha definito necessari i bombardamenti Usa della notte in Iran.. Rutte si aspetta che oggi gli alleati ribadiscano due punti: Teheran non potrà mai avere l’arma atomica e lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto. Risposta immediata da Teheran. Il Comando Centrale delle Forze armate iraniane ha dichiarato che l’Iran non permetterà alcuna interferenza nella gestione e negli affari relativi allo Stretto di Hormuz, in nessuna circostanza, aggiungendo: “Le forze armate iraniane daranno una risposta distruttiva all’aggressione e all’atto terroristico degli Stati Uniti”. Hormuz dunque secondo gli analisti e gli ambienti diplomatici è tornato ad essere il termometro della crisi. Un canale largo 33 km da cui passa un terzo del petrolio via mare al mondo. Tre navi colpite in un giorno bastano a far salire il rischio e il prezzo del greggio.Gli Usa scelgono la linea dura: sanzioni subito, bombe prima. La Nato fa da cassa di risonanza e chiede garanzie sul nucleare e sulla libera navigazione. L’Iran replica rivendicando il controllo dello Stretto e promettendo ritorsioni. Il problema è che nessuno dei due ha spazio per arretrare. Washington lega ogni alleggerimento a “comportamento corretto”. Teheran considera Hormuz questione di sovranità, non di negoziato. Il risultato è che il memorandum e la road map sulla pace di giugno è carta straccia, le sanzioni tornano, e il rischio di un incidente tra navi militari e petroliere cresce. Se la via d’acqua si blocca davvero, a pagarne le conseguenze non saranno solo Usa e Iran, ma tutti i mercati energetici mondiali.


