Quest’anno Emmanuel Macron vuole fare le cose in grande. In occasione della festa nazionale del 14 luglio sfileranno truppe in rappresentanza di 35 Paesi. A fare la parte del leone sarà il gruppo dei “Volenterosi”. Ma ci saranno anche soldati australiani, canadesi e neozelandesi. Sarà la parata militare più imponente degli ultimi decenni a Parigi.
Il presidente francese vuole chiudere così, in bellezza, la sua stagione all’Eliseo. Alla manifestazione del prossimo anno presenzierà infatti qualcun altro/a in qualità di capo di Stato: Emmanuel ha svolto due mandati presidenziali di seguito e non si può ricandidare.
Ma il messaggio politico che Macron vuole mandare è quello di un vecchio continente che si riarma. Questa massiccia presenza multinazionale – fanno sapere dall’Eliseo – vuole essere un «simbolo forte dell’Europa che prende consapevolezza della pericolosità del mondo, e che è tempo per l’Europa di afferrare il proprio destino, come del resto alcuni nostri partner dall’altro lato dell’Atlantico ci incitano a fare».
Si tratta solo di propaganda in grande stile con il retropensiero di giocare un ruolo di primo piano, a livello continentale, nei prossimi anni? In effetti, quella europea, potrebbe essere una ricollocazione ideale per un Emmanuel che, dal maggio del prossimo anno, si ritroverà disoccupato.
Ma, al di là delle ambizioni personali dell’inquilino dell’Eliseo, è un fatto che l’apparato militar-industriale francese preme per il riarmo europeo, anche a costo di spaventare a morte l’opinione pubblica. Le famiglie francesi ancora tremano per le dichiarazioni, nell’autunno scorso, del capo di Stato Maggiore dell’esercito, Fabien Mandon, quando disse che «dobbiamo essere pronti a perdere i nostri figli», perché, a suo dire, la Russia si starebbe preparando a un «conflitto con i Paesi europei intorno al 2030».
Agisce, in questa visione, l’eredità nazionalista della “Grandeur” di Charles de Gaulle, che sia Macron sia i vertici militari francesi intendono evidentemente trasferire sul piano europeo. Ma agiscono anche i più concreti interessi dell’industria bellica transalpina con i nuovi sistemi d’arma in progettazione o in allestimento.
Su questi progetti di riarmo grava però l’incognita del prossimo presidente della repubblica: agirà in continuità con il programma macroniano oppure imporrà una battuta d’arresto? Sono in molti a chiederselo, soprattutto se dovesse vincere Marine Le Pen (i sondaggi le attribuiscono il 36% al primo turno): la leader della destra francese è notoriamente su posizioni euroscettiche e non ostili alla Russia. Ma tutto può cambiare. E molto dipenderà dal tono della campagna per l’Eliseo. In ogni caso, l’esperienza ci insegna che non bisogna mai dare nulla per scontato per quanto riguarda le elezioni in Francia.
C’è comunque da considerare che gli accordi siglati da Macron in sede Ue e in sede Nato (come nel caso del recente vertice di Ankara) impegneranno la Francia anche nei prossimi anni. Anche qui c’è però da tenere conto che non è tutto oro quel che riluce, nel senso che la compattezza europea in fatto di spesa militare non è a prova di bomba. Allo scarso entusiasmo italiano, si aggiungono le incertezze tedesche: è vero, sì, che Friedrich Merz ha dato una robusta accelerata al programma di riarmo europeo e che è stato uno dei protagonisti del vertice di Ankara, ma è anche vero che, sui progetti futuri del cancelliere, grava l’incognita dell’avanzata di AfD, che è ancor meno europeista e ancor meno atlantista di Le Pen.
Al dunque, gli attuali sogni di gloria di Macron potrebbero essere nei prossimi anni bruscamente ridimensionati. Il problema vero è però un altro: i “giochi di guerra” al confine tra l’Europa e la Russia si stanno facendo sempre più pericolosi, soprattutto nel Baltico. È di questi giorni una notizia non molto rassicurante: la missione degli intercettori stanziati nelle basi Nato in quell’area passa da “policing” a “defence”. Che vuol dire? Vuol dire che i piloti hanno ampio mandato di fare fuoco contro gli “oggetti che rappresentano una minaccia” e non più (come accaduto nei mesi scorsi sui cieli della Lettonia tra F35 italiani e jet russi) “accompagnare” gli intrusi al di fuori dello spazio aereo dell’Alleanza atlantica. I vertici militari Nato temono evidentemente che i rischi di uno scontro diretto con la Russia siano aumentati e pensano di inviare un messaggio a Putin.
Solo gli esperti di cose militari sanno che cosa effettivamente nascondono certe formule. Però lascia riflettere il fatto che certe allarmanti notizie sono state diffuse alla stampa. E anche Macron sarà stato sicuramente avvertito che la guerra vera è una cosa infinitamente più seria di una parata militare, per quanto grandiosa, questa esibizione di potenza, possa risultare.



