Matteo Salvini ha partecipato oggi a Roma all’assemblea di Aiscat, l’associazione dei concessionari autostradali, rivendicando il piano di investimenti infrastrutturali del suo ministero e garantendo continuità di interlocuzione fino alla scadenza naturale del governo, prevista per l’autunno del 2026. A margine dell’evento, il vicepremier ha però opposto un silenzio imbarazzato alle domande dei giornalisti sul voto di ieri alla Camera, abbandonando la sala senza rispondere.
Lo scenario politico di sfondo è quello della frattura esplosa in maggioranza sulla legge elettorale in particolare sull’emendamento per introdurre le preferenze affossato da 30 franchi tiratori. Fratelli d’Italia ha difeso con forza i propri parlamentari e puntato il dito contro gli alleati, Lega in testa, storicamente contraria al sistema delle preferenze. Salvini non ha commentato, limitandosi a una fuga davanti ai cronisti.
Legge elettorale e tenuta governo, le parole di Salvini
Rivolgendosi alla platea dei concessionari autostradali, Salvini ha usato toni distesi ma ha lasciato aperta la questione del dopo. “I prossimi 60 anni non so con chi li festeggerete”, ha detto il ministro. “Certo, sono stati quattro anni impegnativi. Riteneteci, fino a fine mandato e cioè fino all’autunno dell’anno prossimo, interlocutori che hanno interesse nel vostro interesse”, ha aggiunto.
Salvini tira dritto dunque e rassicura sulla tenuta dell’esecutivo fino alla scadenza naturale prevista per ottobre 2027, ma quanto accaduto ieri alla Camera con la Meloni affossata dopo aver chiesto sui social di votare l’emendamento deve far riflettere. Così come Salvini, che invece di rispondere si trincera dietro il suo tradizionale “Buon lavoro e se ne va”.
I cantieri aperti
Sul fronte cantieri, Salvini ha rivendicato i risultati del suo dicastero. “Abbiamo il massimo storico di cantieri aperti in questo periodo: strade, autostrade, ferrovie, aeroporti”, ha dichiarato il vicepremier. “Abbiamo un piano di investimenti, di lavori pubblici, di miliardi di euro investiti e di operai al lavoro che non ha precedenti nella storia dell’Italia, per recuperare qualche anno perso”, ha aggiunto.
Il ministro ha poi riconosciuto i disagi per i cittadini, inquadrandoli come costo necessario. “È chiaro che quando hai migliaia di cantieri aperti, qualche disagio, qualche ritardo ci può essere. Però io ringrazio tutti per la pazienza, perché significa consegnare ai nostri figli una rete stradale, ferroviaria, portuale e aeroportuale moderna, sicura, efficiente”, ha spiegato Salvini, citando come monito il crollo del ponte Morandi: “Per evitare i disastri del passato e quello che non avrebbe mai dovuto accadere”.
Proprio sulla vigilia della sentenza per il crollo di Genova, il ministro ha precisato che si tratta di “responsabilità che appartengono al passato e spero vengano punite e indicate. Non solo Genova ma tutta Italia aspetta giustizia”, ha detto.
Davanti ai concessionari autostradali, Salvini ha anche affrontato il tema delle tariffe, escludendo aumenti significativi. “Non potete pensare che ci sia un ministro che possa ipotizzare aumenti tariffari oltre una certa quota con i problemi che ci sono per le famiglie”, ha precisato, rivolgendosi direttamente alla platea.
Sul fronte dei costi delle infrastrutture, il vicepremier ha indicato nei conflitti internazionali un fattore frenante. “Spero che queste due maledette guerre in corso finiscano, perché le guerre aumentano i costi, i prezzi, i tempi” dei lavori, ha detto, riferendosi ai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. “Se finissero queste due guerre, sarebbe un acceleratore per l’Italia incredibile”, ha aggiunto.
La Lega e il rischio Vannacci
Il silenzio di Salvini sulla legge elettorale arriva in un momento delicato per la Lega all’interno della coalizione. Lo scontro con FdI sulle preferenze espone il Carroccio a una marginalizzazione negli equilibri di maggioranza, in un quadro già segnato dai sondaggi. Secondo le rilevazioni più recenti, Roberto Vannacci e il suo movimento avrebbero già superato o agganciato la Lega nei consensi, aprendo la strada a uno scenario in cui Fratelli d’Italia potrebbe trovare un interlocutore alternativo nel centrodestra, riducendo ulteriormente il peso specifico del partito di Salvini nella tenuta del governo.



