Il Prodotto interno italiano rallenta ancora. I quattro ostacoli che ne frenano la crescita restano sostanzialmente quelli strutturali: pressione fiscale, burocrazia, costo dell’energia e poche nascite. Se non si risolvono questi problemi con adeguate riforme, secondo l’economista Carlo Cottarelli, l’Italia resterà ancorata mestamente allo zerovirgola. E il tanto celebrato Pnrr non sembra aver prodotto gli effetti sperati. Il Pil reale, quello valutato al netto dell’aumento dei prezzi, aumenta solo per effetto di una maggiore disponibilità di beni e servizi prodotti. Il grafico del Pil sul sito dell’Istat, sottolinea Cottarelli, segnala i problemi che l’economia italiana ha affrontato negli ultimi trent’anni.
Il Pil reale cresce rapidamente fino all’inizio del nuovo secolo proseguendo un aumento quasi costante dagli anni ‘50. Poi rallenta, pur continuando a salire tra il 2001 e il 2008. Segue poi una decrescita per effetto di tre storiche recessioni: la crisi globale del 2009; quella del debito sovrano europeo del 2012 e quella Covid del 2020. Dopo una lenta ripresa di rimbalzo, l’andamento è stato sempre lento dovuto a una combinazione di fattori di lungo termine, che ancora persistono quali una spesa pubblica cresciuta a dismisura tra il 2000 e il 2006; la competitività perduta, il rallentamento delle esportazioni, gli scarsi investimenti.
Quando, con la crisi di Lehman Brothers del 2009 e quella greca del 2010, i mercati finanziari hanno rivalutato la sostenibilità dell’euro, in Italia c’è stata la difficoltà di usare la spesa pubblica per contrastare la crisi. Da qui la fuga di capitali del 2011 che portò alla crisi del 2012. Con il 2013, rammenta ancora l’economista, inizia un periodo di lenta crescita, in cui, grazie alla minore inflazione, il Belpaese ha recuperato competitività e ha ripreso a esportare anche perché ha definitivamente concluso il faticoso adattamento all’euro. Arriva poi il ciclone del Covid, che viene però presto superato attraverso l’afflusso di centinaia di miliardi da Bce e Ue anche tramite il programma del Pnrr. Esauritasi la spinta di questi miliardi l’Italia è tornata a crescere allo zerovirgola: 1% nel 2023, 0,7% nel 2024 e 0,5% nel 2025.
Perché? Nel nostro Paese è difficile fare attività d’impresa per almeno quattro motivi, come detto: la mostruosa pressione fiscale (almeno sei punti in più rispetto alla Spagna, per esempio); la burocrazia più pesante; il costo dell’energia è più alto, di quasi il 60% per una piccola/media impresa rispetto a un’omologa spagnola; difficoltà delle imprese a trovare personale per il crollo demografico e l’assenza di un programma di immigrazione regolare che invece la Spagna è riuscita a elaborare.
Se non si risolvono questi problemi con adeguate riforme, prevede Cottarelli, l’Italia resterà ancorata allo zerovirgola. Si creeranno pure posti di lavoro, ma di bassa qualità con un calo della produttività.
