Legge elettorale: la premier tentata dal tutto per tutto al Senato sulle preferenze. Le resistenze di Forza Italia

venerdì, 17 Luglio 2026
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Giorgia

Lo stato dell’arte ci dice che la legge elettorale che passerà alla storia come Melonellum o Stabilicum è stata approvata alla Camera senza le preferenze, affossate dal campo largo di trenta o quaranta franche tiratrici. La settimana prossima comincerà anche l’esame di Palazzo Madama. In queste ore la premier Giorgia Meloni si sta probabilmente macerando in un dubbio amletico: portare a casa così com’è la legge oppure forzare la mano reintroducendo l’emendamento delle preferenze? Vincere o rischiare per stravincere?

Sono anche le ore in cui i partiti snocciolano le dichiarazioni del dopo voto. Mentre Antonio Tajani difende sdegnato la posizione di Forza Italia «Con gli scrutini segreti si possono accusare tutti, era un impegno su un emendamento che non era firmato da noi, avevamo sostenuto delle riserve, ma per l’unità del centrodestra abbiamo dato il nostro assenso. Noi respingiamo al mittente qualsiasi accusa, siamo sempre stati leali e coerenti», il leader della Lega Matteo Salvini si augura che al Senato possano rispuntare le preferenze. Indubbiamente sul famoso emendamento portato in aula da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc il centrodestra ha vissuto un’esperienza inaspettatamente lacerante. Vero, non c’era la fiducia, non c’era un impegno sulla legge, ma la manina misteriosa dei trenta o quaranta peones ha gettato lo scompiglio nella coalizione, ringalluzzendo invece la postura antagonista del campo largo a giorni alterni.

Da Fratelli d’Italia fanno capire che la tentazione di riportare l’emendamento a Palazzo Madama è forte, ma le valutazioni politiche e tecniche sui pro e sui contro sono continue. Intanto l’iter. In caso di reintroduzione e approvazione dell’emendamento, e con la pausa estiva di mezzo, si andrebbe al voto finale al Senato dopo metà settembre. Poi il testo tornerebbe alla Camera, con la fiducia e di nuovo lo spettro del voto segreto sul provvedimento, con il via libera definitivo previsto a questo punto non prima di ottobre, quando la Finanziaria inizierà a entrare nel vivo.

Anche il quadro degli orientamenti è piuttosto fluido: sì da Noi Moderati e Lega; valutazione in Fratelli d’Italia; Forza Italia, da dove è presumibile pensare che arrivi il maggior numero delle franche tiratrici, non si esprime. In aula l’emendamento passerebbe senza problemi, anche con l’uscita dei senatori di Forza Italia, i rischi aumenterebbero se il provvedimento fosse presentato in commissione.

L’ennesima soluzione di mediazione potrebbe riguardare la riformulazione delle norme sull’alternanza di genere con un equilibrio tra i due sessi per i posti bloccati da capolista oppure sulla possibilità di far scattare l’alternanza di genere subito dopo il capolista: capolista uomo, poi una donna e viceversa.

Tuttavia, una volta alla Camera cosa accadrebbe se l’esecutivo ponesse la fiducia sulla legge, ma venisse battuto su tutto il provvedimento grazie all’opera instabile delle franche tiratrici? Dieci minuti dopo la premier salirebbe al Colle e si tornerebbe a votare in primavera con l‘attuale Rosatellum.

Dall’altra parte, intanto, si sono incontrati, come scrive Huffington Post, Dario Franceschini, su mandato di Elly Schlein, e Giuseppe Conte. L’obiettivo è quello di allargare la coalizione al centro, senza veti o pregiudizi, mentre l’ex Pd Pina Picierno miete consensi sul terzo polo dei riformisti cercando di rimettere insieme Carlo Calenda e Matteo Renzi, al quale dice non senza ironia: «Matteo, lascia il campo Lavrov».

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