Guardiola dice no all’Italia: la FIGC incassa il rifiuto e ora in pole c’è Pirlo

venerdì, 24 Luglio 2026
1 minuto di lettura

Il grande sogno azzurro si è spento nel giro di una settimana. Pep Guardiola non sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Nonostante la corte serrata della FIGC e il lungo e serio ripensamento di questi sette giorni, il tecnico catalano ha deciso di declinare l’offerta avanzata dal Direttore Tecnico Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo. Lo avevano dichiarato insieme al presidente della FIGC Giovanni Malagò che il buon esito non era scontato, ma avevano in cuor loro iniziato a sperare. A prevalere, per l’ex allenatore del Manchester City, sono state le scelte personali concordate con la famiglia e la fermissima volontà di prendersi del tempo per staccare la spina dopo aver lasciato la Premier League.

Un rifiuto incassato a malincuore da una direzione tecnica che non aveva nascosto le proprie ambizioni. Maldini ha confermato la volontà di chiudere la partita del commissario tecnico in tempi brevi, senza però rinunciare al profilo ritenuto ideale, dichiarando come l’ottimo sarebbe stato chiudere entro la settimana, pur ammettendo che “forse sarebbe ancora più ideale aspettare la persona che noi vogliamo”. Lo stesso Maldini ha poi svelato un retroscena che chiarisce la portata del progetto azzurro: “Prima di parlare con Pep, ho parlato anche con Carlo Ancelotti. Ci sembrava giusto partire da quelli che riteniamo i migliori al mondo”. Una trattativa in cui, come ribadito dal DT azzurro, l’ingaggio non ha avuto alcun peso, dato che per Guardiola la questione economica non era affatto rilevante. Del resto, la nuova governance cercava una totale sintonia d’intenti, come chiarito da Leonardo nel ribadire la necessità di trovare un allenatore in grado di ragionare con la direzione tecnica e creare un’autentica armonia di pensiero.

Il no di Guardiola pesa però il doppio se messo a specchio con quanto accaduto contemporaneamente sull’altra sponda d’Europa. Nello stesso momento, infatti, Jürgen Klopp, l’altro genio assoluto della panchina moderna, ha interrotto il periodo di ritiro che si era imposto perché chiamato a ricostruire la Germania. Una situazione indubbiamente diversa, dato che Klopp è tedesco e davanti alla chiamata della patria non ha potuto dire di no. Un no che è invece arrivato da Carlo Ancelotti alla sua Italia: il tecnico emiliano ha preferito infatti essere fedele al Brasile, rifiutando gli Azzurri e costringendo la Federazione a incassare due porte in faccia dai migliori allenatori al mondo.

Ora la realtà dei fatti scompagina i piani e costringe a guardare altrove. In corsa restano Andrea Pirlo, attualmente favorito ma palesemente privo del pedigree internazionale sognato all’inizio, oppure i ritorni usati di Roberto Mancini e Antonio Conte. L’unica certezza, per ora, è che il no di Guardiola rappresenta una doccia fredda e non è certamente l’inizio sognato da Giovanni Malagò per rilanciare la Nazionale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.