Benjamin Netanyahu apre un nuovo fronte. Stavolta non è Gaza, ma la Cisgiordania. Il governo israeliano ha riavviato la registrazione delle proprietà nei villaggi palestinesi, un processo fermo dal 1967. Obiettivo dichiarato: fare chiarezza sui terreni. Obiettivo reale, secondo Ong e osservatori: preparare l’annessione di fatto dell’Area C. La mossa arriva mentre gli attacchi dei coloni si moltiplicano. Solo nelle ultime settimane 11 ondate hanno colpito 24 villaggi in Cisgiordania. Bilancio: 23 palestinesi feriti, 17 strutture danneggiate da incendi e vandalismi, 26 veicoli distrutti. Wafa, l’agenzia stampa palestinese, segnala episodi a Nablus, Ramallah, Hebron e Betlemme. E qui nasce lo scontro dentro Israele. I vertici militari avvertono Netanyahu: forzare la mano nei villaggi rischia di far saltare tutto. L’esercito è affaticato e non piega la testa annunciando conseguenze sia sul terreno che sul piano diplomatico. Le reazioni internazionali sono durissime. L’Egitto parla di: “pericolosa escalation” per consolidare il controllo israeliano. Qatar e Arabia Saudita denunciano piani illegali che violano il diritto internazionale e affossano la soluzione a due Stati. L’Onu, per voce di Guterres, dice che la traiettoria attuale sta erodendo la prospettiva di pace. Anche dentro Israele crescono le voci critiche. 100 ex ambasciatori e diplomatici hanno scritto al governo denunciando violenze intollerabili dei coloni e un pericoloso isolazionismo. Perfino Trump, secondo fonti Usa, avrebbe chiesto a l leader israeliano di calmare le acque. Netanyahu sceglie di riaccendere la miccia in Cisgiordania per tenere insieme la sua coalizione di destra. Soddisfa coloni e ministri, avanza sull’annessione e sposta il dibattito da Gaza. Ma lo fa contro il parere dei suoi generali. Il rischio è doppio. Sul terreno: ogni operazione nei villaggi può trasformarsi in una miccia. Sul piano internazionale: Israele si isola ancora di più, proprio mentre cerca di salvare gli Accordi di Abramo. È la vecchia tattica di Bibi che crea un conflitto per coprirne un altro. Solo che ora l’avvertimento non arriva da Hamas o dall’Onu, ma dalle fila del suo esercito. Se i militari non lo seguiranno, o se la violenza sfuggirà di mano, il nuovo fronte in Cisgiordania potrà costare a Israele molto più di un villaggio saccheggiato.



