Avs e le opposizioni di sinistra volevano approfittare del caso Delmastro-Caroccia per montare un polverone propagandistico di mezza estate, ma sono state fermate dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e hanno dovuto ripiegare in disordine. Una brutta figura, che dimostra la strumentalità dei periodici attacchi a esponenti della maggioranza in nome di una non meglio precisata questione morale.
Materia del contendere sono le chat tra l’ex sottosegretario e l’ex prestanome dei Senese che il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, ha inviato a Montecitorio affinché la Giunta per le autorizzazioni ne consenta l’utilizzo nell’ambito delle indagini sulla bisteccheria di Roma di cui Delmastro è stato per un certo tempo comproprietario insieme con la giovane figlia di Caroccia. L’esponente di FdI non è indagato, ma i magistrati della Procura di Roma vogliono stabilire se il fiduciario del clan camorristico non abbia per caso impiegato nel locale fondi di provenienza illegale.
Questa mattina diversi membri d’opposizione della Giunta hanno richiesto alla Presidenza di visionare le conversazioni tra il parlamentare e Caroccia, ma si sono visti opporre un rifiuto da parte dei funzionari della Camera. Il contenuto degli atti d’indagine deve rimanere segreto prima della riunione della Giunta. E tale riunione è stata fissata per lunedì.
Apriti cielo. Il presidente dell’organismo parlamentare, Devis Dori di Avs (la Giunta per le autorizzazioni, come tutti gli organismi di garanzia, è presieduta da un esponente dell’opposizione) accusa il presidente della Camera di violazione del “diritto” dei parlamentari ad essere informati. E parte l’ennesima gazzarra. In difesa di Fontana accorrono i capigruppo della maggioranza, i quali, oltre a definire corretto e imparziale il comportamento della terza carica dello Stato, bollano come «sguaiato» l’attacco delle opposizioni nei suoi confronti.
E dire che nelle chat tra Delmastro e Caroccia non ci dovrebbe essere nulla di sensazionale: lo si desume dal fatto che è stato lo stesso parlamentare (come ha dichiarato lui stesso ieri sera) a «inoltrare al procuratore Lo Voi, via pec, la corrispondenza, non avendo alcunché da nascondere».
Perché allora tanto accanimento? Viene il sospetto che gli esponenti dell’opposizione vadano in cerca di brani e spezzoni di conversazione che potrebbero creare difficoltà politiche per Delmastro e FdI, ancorché privi di rilevanza giudiziaria e per fatti che magari non c’entrano nulla con l’indagine. Chessò, giudizi, battute e quant’altro possa essere sapientemente manipolato, magari con titoli a effetto, dai soliti “alchimisti” dell’informazione. Non sarebbe la prima volta che si montano casi sul nulla.
Evidentemente, il caso della bufale su Nicole Minetti non ha insegnato nulla a lorsignori. La fabbrica del fango deve lavorare sempre a pieno regime. Anche con quaranta gradi all’ombra.



