Innofobia. Caro Zverev, quelle parole non sono naziste, ma un atto d’amore patriottico. Ecco perché

venerdì, 31 Luglio 2026
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È successo nel quarto set del match vinto con Sinner. Un connazionale di Zverev canta “Deutschland Uber Alles” e il campione l’ha detto all’arbitro e l’ha fatto allontanare dal campo.

Siamo arrivati all’inno-fobia? Non si può più incitare il proprio beniamino cantando “Deutschland Uber Alles”, tristemente e ignorantemente associato alla Germania nazista?
Ecco un pessimo esempio di dittatura del politicamente corretto declinata plasticamente: un tennista evidentemente intossicato o dentro i luoghi comuni del pensiero unico “democratico” e antifascista, che prende di mira un altro tedesco, reo di cantare non l’inno nazista, ma l’inno nazionale attualmente in vigore nella sua nazione, la Germania.

Formalmente il solito scontato teatrino di “palese indignazione”, esaltato dal mainstream internazionale; sostanzialmente, lo scontro tra due interpretazioni della medesima cosa (in pratica una guerra civile di fatto): una lettura di sinistra vs una lettura di destra o tradizionale dei medesimi simboli identitari.

Un po’ come i leghisti che a suo tempo, quando erano intrisi di secessionismo padano, rifiutavano le parole dell’inno di Mameli, perché si parlava di Italia “schiava di Roma” (l’odiato centralismo), o “siam pronti alla morte”. Oppure la sinistra che non accetta la triade “Dio-patria-famiglia”, attribuendola a Mussolini, quando invece l’ha coniata Mazzini.

Peccato, tra l’altro, che quelle parole dell’inno tedesco, come detto, siano ancora le parole ufficiali, tra l’altro mutuate musicalmente nella parte iniziale dall’inno asburgico. Hitler, semmai le ha strumentalizzate per ragioni di mera propaganda (il mito pan-prussiano già albergava sulle ceneri della ex confederazione tedesca, vivo Francesco Giuseppe). Basta oggi per buttare il bambino con l’acqua sporca?

Sarebbe stato molto più semplice rimuovere le parole incriminate. Anche perché la soluzione presa finora è che durante le competizioni sportive e non, di solito, atleti o politici, non le cantano. Una soluzione un po’ ipocrita.
E come se non bastasse, la gran cassa mediatica, i politici e gli atleti muti, a cominciare da Zverev, andrebbero tutti bocciati. Oltre a non essere parole naziste, ma scritte nel 1797 dal compositore Haydn per l’imperatore d’Austria-Ungheria, qualcuno sa che la traduzione di “Deutschland Uber Alles” è un po’ diversa? Vuol dire “La Germania sopra tutto, non sopra tutti”. Ergo, non è un incitamento alla conquista violenta del mondo, ma un atto d’amore verso la propria patria.

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