Nella bagarre parlamentare che si è scatenata nell’infuocata mattinata di mercoledì tra l’opposizione, che esigeva l’utilizzo delle ormai famose chat di Andrea Delmastro e la maggioranza, che invece ribatteva sui controversi appalti banditi dal governo giallo-verde per le mascherine durante la pandemia, il neologismo più simpatico spuntato fuori è stato: “suocerismo”. Si sapeva del familismo e dell’amichettismo, ma fine a questo momento ancora nulla del suocerismo, che peraltro suona carino.
Secondo Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario dei senatori di Fratelli d’Italia, Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, avrebbe praticato del suocerismo per aiutare il padre dell’attuale compagna, Olivia, a individuare una strada per alienare il Grand Hotel Plaza di via del Corso, la cui proprietà è stata gestita per decenni da Cesare Paladino insieme alle figlie Cristiana e, appunto, Olivia. Secondo le rivelazioni del quotidiano Libero, il gruppo societario riconducibile ai Paladino sta attraversando una fase di complicata riorganizzazione finanziaria. A febbraio le due principali società della holding, la Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio srl e la Immobiliare di Roma Splendido srl, sono state poste in liquidazione su iniziativa di Cristiana Paladino per far fronte ai debiti accumulati.
Per far fronte a tali difficoltà, la proprietà ha messo sul mercato il Plaza e l’incarico di reperire un acquirente è stato conferito sia a un’agenzia immobiliare sia all’avvocato Matteo Di Raimondo, marito di Cristiana. Ora, la bozza di offerta non vincolante per definire i termini della trattativa, avrebbe ricevuto anche la consulenza tecnica e legale di Giuseppe Conte, che avrebbe fissato le condizioni per la due diligence.
Secondo Di Raimondo, però, il leader del Movimento 5 Stelle, non avrebbe un coinvolgimento pieno nella vicenda. Tuttavia, sempre secondo Libero, tra le piste esplorate per la vendita compare il contatto diretto tra Giuseppe Conte e l’imprenditore italo-americano Paolo Zampolli, proprio colui che aveva dato per certo il ripescaggio dell’Italia ai recenti mondiali di calcio americani, amico stretto di Donald Trump. Sentito sull’argomento, Zampolli ha definito la struttura un palazzo fantastico che deve essere venduto al prezzo giusto, confermando un incontro con Conte a pranzo a Roma. Zampolli ha spiegato di non essere andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. «Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: “Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora”.
Quindi per la maggioranza, Conte ha dismesso i panni dell’avvocato del popolo per rimettere quelli di “Giuseppi” di trumpiana memoria. «Conte aveva affermato che dietro l’appuntamento ci fossero squisitamente ragioni di carattere politico. Oggi scopriamo dalle parole dello stesso Zampolli – continua Speranzon – che i due avrebbe discusso anche dell’albergo del suocero di Conte e non di politica. Non sarebbe la prima volta, del resto, che il leader del M5s volge una particolare attenzione agli affari del suocero: ricordo che il decreto Rilancio del maggio 2020 conteneva una norma che depenalizzava il reato di peculato contestato proprio a suo suocero».
Su questo punto insiste Elisabetta Gardini, vicepresidente dei deputati di Fratelli d’Italia. «Gli italiani hanno diritto di sapere se dietro la narrazione del presunto canale diplomatico con l’area Trump si celasse, invece, il tentativo di favorire un’importante operazione immobiliare. Su questo punto Conte non può più sottrarsi: serve una risposta chiara e definitiva».
