Il Ponte sullo Stretto si farà: superato lo stop, parte l’infrastruttura più ambiziosa

domenica, 9 Agosto 2026
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Il progetto non è più soltanto una promessa politica. Dopo lo stop della Corte dei conti, Governo e società Stretto di Messina hanno ricostruito il percorso amministrativo. Confermati 13,5 miliardi di euro e nuovo passaggio al CIPESS: il Ponte torna sulla rampa di lancio.

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna concretamente sulla strada della realizzazione. Non significa che domani mattina arriveranno le ruspe, né che siano scomparsi tutti gli ostacoli amministrativi. Significa però che lo stop imposto dalla Corte dei conti nell’autunno 2025 non ha determinato l’abbandono dell’opera.

Il Governo ha scelto di intervenire sui rilievi sollevati e di riportare il progetto lungo un nuovo percorso autorizzativo. A marzo 2026 è stato confermato lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro, mentre il decreto-legge 32/2026 ha disciplinato gli adempimenti necessari per rispondere alle osservazioni contabili. (Ministero Infrastrutture e Trasporti)

Ed è questo il passaggio politicamente più importante: invece di archiviare il Ponte, lo Stato ha corretto l’iter.

Il nuovo Accordo di Programma ha ottenuto a maggio il visto di legittimità della Corte dei conti. Nello stesso mese è arrivato anche il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul Piano economico-finanziario. Il 23 luglio una riunione a Palazzo Chigi, con i ministri competenti e l’amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci, ha fatto il punto sul cronoprogramma che dovrà portare il progetto nuovamente all’esame del CIPESS. (Stretto di Messina)

Anche il fronte europeo appare meno esplosivo di quanto spesso raccontato. Il MIT ha comunicato che il confronto con la Commissione europea sulle direttive Habitat e Contratti pubblici sta proseguendo e che non risulta avviata una procedura d’infrazione sul Ponte. Restano comunque da fornire elementi integrativi richiesti in materia ambientale e da completare gli adempimenti previsti. (Ministero Infrastrutture e Trasporti)

Il dato industriale è altrettanto rilevante.

Il Ponte non è semplicemente una struttura lunga 3,66 chilometri, con una campata centrale prevista di 3.300 metri, destinata a diventare la più lunga campata sospesa al mondo. È un sistema infrastrutturale che comprende collegamenti stradali e ferroviari e che deve essere letto insieme agli investimenti sulla rete siciliana e calabrese.

Qui sta il punto che spesso scompare dal dibattito italiano. Un Paese industriale non costruisce una grande infrastruttura perché sia spettacolare, ma perché modifica la geografia economica del territorio.

Collegare stabilmente la Sicilia alla rete ferroviaria e autostradale continentale significa intervenire sui tempi logistici, sulla continuità territoriale e sull’accessibilità di porti e aree produttive. Il valore reale dell’opera, quindi, non andrà misurato soltanto sul traffico che attraverserà il Ponte, ma sulla capacità di integrarlo con ferrovie, porti, interporti e corridoi TEN-T.

Naturalmente sarebbe prematuro proclamare la partita definitivamente chiusa. Il nuovo passaggio al CIPESS e il completamento degli adempimenti amministrativi ed europei restano decisivi.

Ma nell’agosto 2026 una cosa appare molto più chiara rispetto a pochi mesi fa: il Ponte non è stato cancellato dallo stop della Corte dei conti. Il procedimento è stato rimesso in moto, le risorse sono confermate e lo Stato ha scelto di andare avanti.

Dopo decenni trascorsi a discutere se costruirlo, la domanda sta lentamente cambiando.

Non più soltanto “si farà?”, ma “quando partiranno davvero i cantieri?”

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