Caso Lavitola-Ranucci, la Procura pronta ad ascoltare il giornalista. Il giallo sulle parole: «Ranucci sapeva?»

venerdì, 14 Agosto 2026
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Dopo la confessione di Valter Lavitola come mandante dell’attentato, gli inquirenti vogliono sentire il conduttore di Report per chiarire i punti ancora irrisolti dell’inchiesta. Al centro anche una frase riferita dal difensore e la misteriosa telefonata del 5 luglio intercettata dopo la perquisizione.

È una storia dai tratti «inverosimili», come li ha definiti il gip nel motivare il rigetto della richiesta di arresti domiciliari, e che dopo la confessione di Valter Lavitola apre nuovi interrogativi. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia durato oltre cinque ore, l’ex direttore dell’Avanti! ha ammesso di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025. La sua versione, tuttavia, presenta una differenza sostanziale rispetto alla ricostruzione dell’attentato: Lavitola ha sostenuto di aver commissionato quattro o cinque colpi di pistola contro il muro dell’abitazione del giornalista, e non un attentato dinamitardo.

Una ricostruzione sulla quale la Procura mantiene forti riserve. Secondo la versione fornita da Lavitola, l’obiettivo sarebbe stato quello di far aumentare il livello di protezione attorno a Ranucci, in un momento nel quale il giornalista sarebbe stato esposto a minacce. Una spiegazione che non ha convinto gli inquirenti e che il gip ha ritenuto non sufficiente a ridimensionare la posizione dell’indagato.

La Procura vuole ascoltare nuovamente Ranucci

È proprio dopo questa ammissione che l’attenzione degli investigatori si concentra nuovamente sul rapporto tra Lavitola e Ranucci.
Il conduttore di Report potrebbe essere ascoltato dalla Procura come persona informata sui fatti, una volta completata l’analisi del materiale sequestrato a Lavitola, a partire dai telefoni e dal computer. L’obiettivo è ricostruire i rapporti tra i due, verificare il contenuto delle loro comunicazioni e soprattutto chiarire alcuni passaggi rimasti ancora senza una risposta nell’inchiesta. Ranucci era già stato ascoltato dagli investigatori dopo l’attentato e aveva indicato diverse possibili piste legate alla propria attività giornalistica. Ora, alla luce delle nuove dichiarazioni di Lavitola e del materiale investigativo raccolto negli ultimi mesi, gli inquirenti vogliono probabilmente tornare su alcuni aspetti della vicenda.

Il giallo della frase su Ranucci

A rendere ancora più delicato il quadro è una frase attribuita a Lavitola e riferita dal suo difensore, l’avvocato Sergio Cola. Secondo quanto riferito dal legale, durante l’interrogatorio sarebbe emersa la possibilità che Ranucci, dopo l’attentato, avesse intuito qualcosa del piano. La formulazione riportata in queste ore è: «Non escludo che Sigfrido dopo avesse capito».

Una frase che, se confermata nel suo esatto contesto, aprirebbe inevitabilmente nuovi interrogativi. Ma proprio qui è necessaria cautela: la frase è stata riferita dal difensore e la sua effettiva presenza nel verbale dell’interrogatorio è stata contestata dalla Procura. Non è quindi corretto presentarla come una circostanza accertata. Il punto da chiarire sarà piuttosto capire che cosa Lavitola abbia realmente detto davanti al gip e se le parole riferite dal legale siano state pronunciate durante l’interrogatorio oppure derivino da conversazioni avute con il proprio assistito.

L’amicizia tra Lavitola e Ranucci

C’è poi il rapporto personale tra i due uomini, un elemento che assume oggi un peso ancora maggiore nell’inchiesta. Lavitola e Ranucci erano amici. Lo stesso difensore dell’ex direttore dell’Avanti! ha parlato di un rapporto molto stretto. Ranucci, dal canto suo, ha confermato di conoscere Lavitola e di aver avuto con lui rapporti personali, oltre ad aver ricevuto in passato suggerimenti e informazioni.

Agli investigatori interessa ora comprendere la natura di questo rapporto nei mesi precedenti e successivi all’attentato e, soprattutto, ricostruire le conversazioni intercorse tra i due. Tra gli elementi già emersi ci sono anche i messaggi nei quali Lavitola e Ranucci parlavano della situazione professionale del giornalista e della sua crescente popolarità. È inoltre emerso il tema di un possibile progetto politico attorno alla figura del conduttore di Report, ipotesi che Ranucci ha sempre respinto.

La telefonata del 5 luglio: Signal, l’auto e l’intercettazione

Uno degli elementi più singolari dell’inchiesta riguarda proprio una telefonata intercorsa tra Lavitola e Ranucci nelle prime ore del 5 luglio, immediatamente dopo la perquisizione subita dall’ex direttore dell’Avanti!. Lavitola contattò Ranucci attraverso Signal, l’applicazione di messaggistica che utilizza comunicazioni cifrate. Un piano quasi perfetto, vanificato da un dettaglio: Lavitola effettua la chiamata in auto mettendo il vivavoce. Questo ha permesso agli investigatori, che avevano piazzato una microspia ambientale nella vettura, di registrare i dialoghi. La conversazione è durata circa due ore, ma solo una parte è finita nei nastri degli inquirenti perché, a un certo punto, il faccendiere è sceso dal veicolo.

È una telefonata particolarmente importante perché avvenne in un momento cruciale: Lavitola aveva appena saputo della perquisizione e, subito dopo, entrò in contatto con Ranucci. Nella conversazione emergerebbero anche passaggi relativi alla necessità di fornire spiegazioni e alla situazione nella quale l’imprenditore si trovava. Il contenuto integrale della conversazione e il suo esatto significato sono ora tra gli elementi che gli investigatori stanno valutando.

Cosa sapeva Ranucci?

È questo, in definitiva, uno degli interrogativi che la Procura vuole chiarire. La confessione di Lavitola ha fatto cadere uno dei principali interrogativi sull’indagine: secondo quanto ammesso dall’imprenditore, il mandante dell’attentato era lui. Ma la sua confessione non ha chiuso il caso.

Restano da ricostruire il movente, le modalità effettivamente concordate con gli esecutori materiali, il significato della telefonata del 5 luglio e soprattutto che cosa Ranucci sapesse, eventualmente, delle intenzioni di Lavitola. Un’ipotesi che il giornalista ha sempre respinto, negando di essere stato a conoscenza del piano o di aver avuto qualsiasi coinvolgimento nell’attentato.

Al momento, tuttavia, una cosa va tenuta distinta dalle altre: Ranucci non risulta indagato per l’attentato. L’eventuale nuovo ascolto da parte della Procura servirebbe proprio a chiarire questi punti ancora controversi e a verificare la ricostruzione dei rapporti tra i due.

Dopo la confessione del presunto mandante, dunque, l’inchiesta entra in una nuova fase. E il possibile nuovo ascolto di Sigfrido Ranucci potrebbe rappresentare uno dei passaggi decisivi per capire che cosa sia realmente accaduto prima, durante e dopo quella notte del 16 ottobre 2025.

 

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