Attentato Ranucci, il legale di Lavitola dopo la visita in carcere: “È affranto, pronto a nuove dichiarazioni” | Video

lunedì, 17 Agosto 2026
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Si è svolto intorno alle 12 nel carcere di Rebibbia il colloquio tra l’avvocato Arturo Cola e il suo assistito Valter Lavitola. L’incontro, durato all’incirca due ore, è servito a fare il punto sulla strategia difensiva e a definire i passaggi chiave in vista del ricorso al Tribunale del Riesame, la cui udienza è prevista per la prossima settimana. Nel corso del confronto, il penalista ha analizzato insieme all’ex editore i punti critici evidenziati dal GIP nell’ordinanza con cui sono stati rigettati gli arresti domiciliari, valutando le integrazioni da apportare alla ricostruzione dei fatti finora fornita agli inquirenti.

All’uscita dall’istituto penitenziario, il difensore ha tracciato un quadro sul delicato stato psicologico dell’indagato e ha confermato che non si terranno nuovi interrogatori prima della decisione dei giudici della libertà. La difesa punterà tutto su dichiarazioni spontanee rese direttamente in aula per chiarire le reali modalità esecutive dell’atto intimidatorio e la natura del movente, ribadendo al contempo l’insussistenza del metodo mafioso e delle esigenze cautelari che giustifichino la permanenza in cella dell’ex editore.

Attentato a Ranucci, le parole dell’avvocato di Lavitola

L’avvocato Arturo Cola ai giornalisti presenti a Rebibbia ha rilasciato delle dichiarazioni, con particolare attenzione sullo stato psicologico di Lavitola: “Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile perché per una scelta autonoma, e ritengo a sottolineare autonoma, ha provocato chiaramente dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomez, e un fratello, e parlo del dottor Ranucci chiaramente”. Il legale poi ribadisce che Lavitola è unico mandante dell’attentato: “È molto affranto. Pentito? È pentito per aver messo nei guai delle persone a cui tiene in ragione di una scelta autonoma, questo sì. Gomez sapeva, è una persona di fiducia di Lavitola, quindi sentirsi in colpa per averlo coinvolto in un fatto del genere è naturale. Su Gomez saranno scelte personali sulle quali Lavitola non può influire.”

Sulle prossime tappe giudiziarie e l’udienza al Riesame al centro dell’odierno colloquio: “Abbiamo parlato del riesame che verrà fissato la settimana prossima. Abbiamo stabilito che renderà dichiarazioni spontanee al tribunale del riesame. Non si tratta di una ritrattazione, ma di dichiarazioni che sono a precisazione di alcune circostanze che sono state interpretate in un certo modo nel provvedimento di rigetto della richiesta di arresto domiciliare. Può darsi che lo facciano in videoconferenza, ma io ho chiesto che sia tradotto in aula. Interrogatori prima dell’udienza non ne faremo, assolutamente no.”

Sul movente e la rilevanza penale a seguito della piena confessione spiega: “Abbiamo ripercorso tutti i passaggi dell’ordinanza cautelare rispetto al movente e agli elementi che riscontrano l’attendibilità delle dichiarazioni rese durante l’interrogatorio di garanzia. Giuridicamente, cosa cambia nel movente se l’ha fatto per rafforzare il rapporto o per ragioni politiche? Per me nulla, dal punto di vista penalistico assolutamente nulla. Perciò mi meraviglio come l’autorità giudiziaria abbia dato peso a questi particolari a fronte di una confessione che ha dato un contributo enorme alle indagini, che erano ancora fondate su meri indizi. Una cosa è il movente, cioè la finalità, un’altra cosa è il metodo, cioè la metodologia che è un dato obiettivo.”

Sugli avvertimenti a Ranucci prima dell’attentato: “Lavitola già aveva riferito prima dell’attentato dei pericoli che poteva correre Ranucci in ragione di possibili attentati. Questi sono elementi comunicati all’interessato già il 7 settembre. Sul fatto che Ranucci non ne abbia parlato, il dottor Lavitola ritiene che il dottor Ranucci avesse ritenuto una cosa non importante, l’avesse affrontata con superficialità, non avesse dato retta al dottor Lavitola, e che proprio per questo forse non ha riferito nulla su questo aspetto.”

Sulla richiesta al Riesame per la mancata esigenze di misure cautelari: “Tecnicamente non esistono esigenze cautelari che possano giustificare la permanenza in carcere. Il fatto che quattro arrestati ora vogliano parlare? Non abbiamo affrontato il tema, Lavitola è un reo confesso quindi è una situazione che non lo allarma più di tanto perché nulla potrebbe aggiungersi rispetto a quello che è già stato detto.”

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