Francia dice sì al fine vita: Macron promulga la legge, in Italia politica dialoga

mercoledì, 19 Agosto 2026
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Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il presidente Emmanuel Macron ha promulgato la legge che introduce in Francia il diritto all’aiuto a morire. Il provvedimento, approvato definitivamente dal Parlamento a metà luglio e convalidato dal Consiglio costituzionale con riserve che non ne hanno scalfito l’impianto, attende ora i decreti attuativi che permetteranno al personale sanitario di applicare il nuovo dispositivo.

La normativa stabilisce un quadro rigoroso per l’accesso alla procedura. I richiedenti dovranno essere maggiorenni, cittadini francesi o residenti di lungo periodo, affetti da una patologia grave e incurabile in fase avanzata o terminale, con sofferenze insopportabili e una capacità di scelta libera e consapevole fino all’ultimo momento. La legge prevede l’autosomministrazione di una sostanza letale alla presenza di un operatore sanitario; soltanto nei casi in cui il paziente sia fisicamente impossibilitato a compiere il gesto, la somministrazione potrà essere effettuata direttamente da un sanitario. L’ammissibilità sarà valutata attraverso un percorso medico collegiale. Se Macron ha celebrato l’atto come il compimento di “un dibattito democratico esemplare” e l’ex deputato e promotore della legge Olivier Falorni ha parlato di “una grandissima conquista che finalmente si concretizza”, non mancano le accese resistenze negli ambienti religiosi e tra gli operatori sanitari. A testimonianza delle tensioni, sono stati presentati ben cinque ricorsi al Consiglio costituzionale, uno dei quali, insolitamente, firmato dallo stesso primo ministro Sébastien Lecornu.

Francia dice sì alla legge sul fine vita, in Italia ancora lontani e si procede per regioni

Mentre Parigi definisce una disciplina nazionale chiara, l’Italia continua ad affrontare il tema in modo frammentato. Sul fronte politico, la necessità di un intervento unitario trova consensi trasversali: il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha evidenziato la necessità di “una legge nazionale sul fine vita per evitare situazioni a macchia di leopardo nelle varie regioni”. Una linea condivisa da Forza Italia attraverso la capogruppo al Senato Stefania Craxi, che ha sottolineato come serva “una legge nazionale per proteggere malati e medici, evitare caos normativo”, aggiungendo che “l’obiettivo deve essere un punto di equilibrio nel quale vita e morte non servono né paura né propaganda, ma coscienza, diritto, umanità e istituzioni che siano all’altezza del loro compito”.

In assenza di una cornice parlamentare unitaria, la spinta regolatoria arriva dalle Regioni, specialmente quelle a guida centro sinistra storicamente le più aperte sul tema del fine vita. L’Emilia-Romagna ha recentemente approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito, affiancandosi a Toscana e Sardegna nel disciplinare le procedure per dare attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale. Esulta l’associazione Luca Coscioni per un “successo” ottenuto anche “a fronte della paralisi del Parlamento”. Una scelta che il governatore emiliano Michele de Pascale ha rivendicato spiegando che, in mancanza di una disciplina nazionale, la Regione ha scelto “lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico”, ossia una legge regionale per assicurare un’applicazione uniforme delle indicazioni della Consulta e stabilire regole “più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato”.

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