Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il lancio di una nuova campagna di pressione economica contro l’Iran, minacciando sanzioni “gravissime” nei confronti di qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali o fornisca sostegno alla Repubblica islamica. L’annuncio è arrivato tramite un post su Truth Social e dichiarazioni rese alla Casa Bianca, in un momento in cui il conflitto si avvicina al sesto mese senza che si intraveda una via d’uscita diplomatica dopo la scadenza dei 60 giorni del memorandum di tregua senza che sia stato siglato alcun accordo.
Le dichiarazioni giungono a meno di una settimana dalle parole del Segretario al Tesoro Scott Bessent, che aveva già preannunciato un isolamento economico dell’Iran “come il mondo non ha mai visto prima”. Sullo sfondo, resta irrisolto il nodo dello Stretto di Hormuz, teatro di un blocco effettivo al traffico marittimo imposto da Teheran dopo il fallimento di un accordo quadro per la riapertura del corridoio. Nei giorni scorsi entrambe le parti hanno riferito di scambi di messaggi, ma martedì Trump ha dichiarato che i colloqui sono interrotti, arrivando a suggerire che lo stretto potrebbe diventare un “nuovo territorio statunitense”.
Trump contro l’Iran, le dichiarazioni sulla guerra economica
Donald Trump ha preannunciato una svolta con un nuovo livello nel conflitto con l’Iran e lo ha fatto sul suo social Truth: “Oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese. Questa sarà una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti”. Il presidente ha poi aggiunto: “Annuncio inoltre che qualsiasi paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’Iran dovrà affrontare enormi conseguenze economiche”. Trump non ha specificato la natura delle sanzioni né ha menzionato esplicitamente alcun Paese terzo. Parlando in un briefing con i cronisti alla Casa Bianca, ha precisato: “Abbiamo sanzioni draconiane da imporre all’Iran, vediamo quello che succede”, aggiungendo che “al momento lo Stretto di Hormuz è aperto, ci sono molte navi che passano. Il blocco navale è stato estremamente efficace”.
Le reazioni dell’Iran
Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, ha risposto su X definendo l’iniziativa americana un diversivo: “Il cosiddetto ‘D-Day economico’ è un diversivo dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi in rapida crescita. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a un’ulteriore sconfitta e all’inimicizia degli iraniani”.
Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri iraniano, ha dichiarato sui social media: “La guerra militare non ha dato risultati, quindi ora hanno chiamato il prossimo fallimento guerra economica”. Gharibabadi ha poi aggiunto: “Affermano che l’Iran è sull’orlo del collasso e appeso a un filo, eppure implorano tutti i loro alleati di aiutarli. Il problema sono i loro calcoli errati. Ogni volta che cercano di nasconderli, li costringono a creare un fallimento ancora più grande per se stessi”.


