A Ceuta, mentre l’emergenza migratoria continua a modificare la vita della città, è esploso anche il caso delle colonie feline. Da giorni sui social circolano racconti di gatti scomparsi, animali uccisi e persino divorati dai migranti. Una narrazione diventata rapidamente virale, ma che richiede cautela: alcune segnalazioni sono reali, mentre molte delle accuse più gravi non risultano al momento dimostrate.
Il punto di partenza è la scomparsa di numerosi gatti dalle aree in cui vivevano abitualmente. Volontari e custodi delle colonie hanno raccontato di rifugi distrutti, attrezzature sparite e zone occupate da nuovi insediamenti. L’organizzazione Daubma ha riferito anche di alcuni animali trovati morti con segni di violenza. Ma da queste segnalazioni si è rapidamente passati sui social all’accusa secondo cui i migranti avrebbero iniziato a uccidere e mangiare gatti e uccelli.
A complicare ulteriormente il quadro sono state alcune fotografie diventate virali. Diverse verifiche effettuate da testate spagnole hanno dimostrato che le immagini mostravano effettivamente animali morti, ma non a Ceuta. Una fotografia risaliva al 2025 e mostrava un caso avvenuto a Valsequillo, nelle Canarie; un’altra era stata scattata a Balaguer, in Catalogna. Immagini autentiche, dunque, ma utilizzate fuori dal loro contesto.
La scomparsa delle colonie, invece, è una questione concreta. Prima dell’attuale emergenza, Ceuta aveva censito 65 aree dedicate alle colonie feline, gestite con il contributo di volontari, veterinari e amministrazione. L’arrivo di migliaia di migranti e la nascita di nuovi insediamenti hanno modificato alcuni territori, provocando anche lo spostamento degli animali.
Tra gli episodi segnalati c’è quello di Andrés, un gatto trovato ferito vicino alla colonia del centro che portava il suo nome. Il custode ha raccontato di aver notato ferite compatibili, secondo la sua testimonianza, con l’utilizzo di un oggetto appuntito. L’animale è morto poco dopo. Anche in questo caso, però, non è stata accertata una responsabilità dei migranti né un collegamento con una presunta uccisione sistematica degli animali.
Il dato che emerge è quindi più complesso rispetto alla narrazione diffusa online. A Ceuta esiste una situazione di difficoltà per le colonie feline, ma non ci sono al momento elementi sufficienti per sostenere l’ipotesi di un massacro organizzato o di animali uccisi e mangiati dai migranti.
La vicenda ricorda, per certi aspetti, altre false narrazioni diffuse in passato sull’immigrazione, come quella rilanciata negli Stati Uniti nel 2024 secondo cui i migranti avrebbero mangiato gli animali domestici a Springfield. Anche in quel caso una voce non verificata era diventata rapidamente una certezza sui social.
A Ceuta, dunque, resta una domanda ancora senza risposta: dove sono finiti i gatti delle colonie? Per stabilirlo servono verifiche e fatti, non accuse costruite attraverso immagini fuori contesto e informazioni non confermate. La tutela degli animali e la ricerca della verità richiedono entrambe di distinguere ciò che è documentato da ciò che, per ora, rimane soltanto un’ipotesi.


