Lavitola aggredito in carcere, verifiche sulle chat con Ranucci

mercoledì, 2 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Valter Lavitola è stato aggredito ieri pomeriggio nel carcere di Rebibbia. L’uomo, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dello scorso ottobre ai danni del conduttore di Report Sigfrido Ranucci, è stato soccorso e sottoposto a visita medica. Secondo quanto riferito da fonti della polizia penitenziaria, «sta bene» e «non corre pericolo». Lavitola potrebbe incontrare già oggi il suo difensore, l’avvocato Arturo Cola.

L’aggressione è ora oggetto di accertamenti. Saranno gli investigatori e la Procura a dover ricostruire quanto accaduto e a chiarire le circostanze dell’episodio.

Nel frattempo, nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato a Ranucci, proseguono le verifiche sul contenuto del telefono di Lavitola. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e da Il Fatto Quotidiano, dagli accertamenti sarebbero emersi periodi privi di conversazioni nelle chat tra Lavitola e Ranucci, relative a diverse settimane nel corso degli anni.

La circostanza è al vaglio degli investigatori coordinati dal pm Edoardo De Santis. L’obiettivo è ricostruire il più possibile le comunicazioni e gli eventuali rapporti intercorsi tra i due, anche alla luce delle diverse ipotesi investigative sul movente dell’attentato.

Secondo Il Fatto Quotidiano, alcune conversazioni sarebbero state cancellate in concomitanza con l’arresto, il 30 giugno scorso, dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato. Si tratta di un elemento che dovrà essere verificato dagli investigatori attraverso gli strumenti di analisi forense del dispositivo.

Il telefono di Lavitola è infatti al centro degli accertamenti. Gli investigatori stanno esaminando il contenuto dello smartphone per ricostruire comunicazioni, contatti e attività dell’indagato. Al momento, la presenza di lacune nelle conversazioni non consente da sola di stabilire quando, come e da chi siano stati cancellati eventuali messaggi, né quale fosse il loro contenuto.

Tra gli elementi che la Procura intende approfondire c’è anche il possibile movente dell’attentato. Lavitola avrebbe sostenuto che l’agguato fosse stato organizzato con l’obiettivo di aumentare il livello di protezione assegnato a Ranucci. Una ricostruzione che, secondo quanto riferito nell’ambito dell’inchiesta, non avrebbe convinto gli investigatori.

Tra le altre ipotesi al vaglio viene indicato anche un possibile progetto politico che avrebbe coinvolto Ranucci, con Lavitola nel ruolo di possibile consulente. Si tratta, anche in questo caso, di una pista investigativa che dovrà essere verificata.

Gli inquirenti stanno inoltre esaminando i rapporti di Lavitola con Report e l’ipotesi di un suo interesse per il futuro del programma. Secondo la ricostruzione riportata dal Corriere della Sera, sarebbe stata presa in considerazione anche la possibilità di una produzione esterna alla Rai. Anche questo elemento viene valutato nell’ambito degli accertamenti sul possibile movente dell’attentato.

Sul piano giudiziario, il prossimo appuntamento è fissato per il 7 settembre, quando il Tribunale del Riesame dovrà esaminare la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa di Lavitola. I legali Arturo e Sergio Cola hanno inoltre contestato i tempi di fissazione dell’udienza, chiedendo di valutare le conseguenze sulla validità dell’ordinanza del gip. La richiesta è stata respinta dalla Procura e dal Tribunale. «Riproporremo la questione all’udienza del Riesame e in caso di rigetto andremo fino in Cassazione», hanno dichiarato gli avvocati.

Intanto, gli accertamenti sull’aggressione in carcere e quelli sul contenuto del telefono proseguono separatamente, mentre la Procura cerca di ricostruire tutti gli elementi ancora da chiarire nell’inchiesta sull’attentato a Ranucci.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.