Ranucci-Lavitola e la nuova pista degli inquirenti sull’ intervista fantasma sullo Zimbabwe

venerdì, 4 Settembre 2026
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È un’intervista che non c’è più. Pubblicata il 5 luglio sul quotidiano dello Zimbabwe, The Standard, firmata dal giornalista Kenneth Nyangani, scoperta da un inviato del Tg1 e poi rimossa dal sito in poche ore. Ora è al centro del fascicolo della Procura di Roma sul caso Ranucci-Lavitola. Tutto parte da una mail. Il 29 giugno scorso, Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, scrive a Valter Lavitola. Oggetto: l’intervista che sta per concedere a The Standard.In quell’intervista Ranucci parla di una presunta inchiesta di Report sui carbon credit in Zimbabwe: alcuni imprenditori italiani attivi nel settore, racconta, sarebbero stati truffati da un socio locale che si spacciava per uomo vicino al Presidente della Repubblica per condizionare cause legali. Nella mail, Ranucci chiede a Lavitola di mandargli i dati di quel millantatore per approfondire.Le tempistiche sono quelle che hanno fatto accendere un faro alla Dda di Roma. Il 30 giugno, il giorno dopo la mail, scattano gli arresti dei presunti esecutori dell’attentato dinamitardo davanti a casa di Ranucci nell’ottobre 2025. Il 4 luglio scatta la perquisizione a casa di Lavitola, indagato come presunto mandante. Il 5 luglio esce l’articolo in inglese su The Standard. Poche ore dopo la pubblicazione, la pagina sparisce. Ranucci, tramite il suo legale Roberto De Vita, ha confermato i contatti: Report si era già occupata di carbon credit in passato, è normale che continui a farlo. Ha spiegato di aver contattato l’ambasciata dello Zimbabwe a Roma e di aver avuto conferma da un alto funzionario che il sedicente uomo del Presidente era un impostore. Ma perché Lavitola? Secondo le carte che stanno circolando, il faccendiere dal luglio 2024 stava lavorando a un maxi progetto sui carbon credit tra Camerun e Zimbabwe: generazione e vendita di crediti attraverso concessioni forestali. Un affare da milioni di euro a quanto pare. La Procura ora vuole acquisire l’intervista fantasma. L’ipotesi al vaglio: c’entra qualcosa il business africano con il movente dell’attentato? La Dda non scarta nulla. Oggi si apre la pista africana. E la mail di Ranucci a Lavitola, proprio a ridosso degli arresti, mette il giornalista nella scomoda posizione di fonte e soggetto di indagine allo stesso tempo.

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