Emma Bonino, l’anima dei diritti civili laicisti

venerdì, 11 Settembre 2026
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“Amatemi di meno, votatemi di più”. È morta a 78 anni Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili, complesse e tenaci della storia politica italiana del dopoguerra. Una vita trascorsa quasi sempre dalla parte  delle libertà individuali.

La leader radicale, esponente di +Europa e più volte parlamentare, ministra e commissaria europea, è morta dopo un ultimo aggravamento delle sue condizioni di salute. Nei giorni scorsi era stata ricoverata al Santo Spirito di Roma per una grave crisi respiratoria e sottoposta a cure intensive. Dopo una fase di stabilità era stata trasferita in una struttura privata, ma le sue condizioni sono nuovamente peggiorate. La notizia della morte è stata confermata oggi. Emma Bonino aveva 78 anni. Era nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. La stessa provincia dove nelle stesse ore è morto un grande liberale come Raffaele Costa.

La sua storia politica era cominciata molto prima dei ministeri, del Parlamento europeo, di Bruxelles e delle grandi istituzioni. Era cominciata dal corpo delle donne e da una legge che non c’era. Nené 1975 è protagonista della battaglia radicale contro l’aborto clandestino, partecipa alle iniziative del CISA, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. In quell’anno lei, Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio si autodenunciano, trasformando una vicenda privata e clandestina in una questione politica nazionale.

È una delle caratteristiche che accompagneranno tutta la sua vita: Bonino non si limita a chiedere una legge. Cerca di rendere visibile ciò che la legge, o la società, preferisce non vedere, in perfetto stile radicale.

Nel 1976 viene eletta alla Camera con il Partito Radicale, a soli 28 anni. Da allora il Parlamento diventa il luogo in cui portare dentro le istituzioni le battaglie nate nelle strade.

La legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza arriva nel 1978. Nel 1981, il tema torna al voto degli italiani con il referendum sulla legge. Ma ridurre Bonino all’aborto sarebbe un errore. È stata protagonista di alcune delle più importanti battaglie radicali per la liberalizzazione dei costumi, la legalizzazione delle droghe, il divorzio, i diritti delle minoranze, la laicità dello Stato, l’amnistia e la riforma della giustizia. E soprattutto, a un certo punto, ha portato il radicalismo italiano fuori dai suoi confini.

Nel 1979 arriva al Parlamento europeo. Negli anni Novanta la sua attività si concentra sempre più sui diritti umani e sui conflitti internazionali: i crimini di guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda, la Corte penale internazionale, la moratoria sulla pena di morte. Nel 1994 viene nominata commissaria europea dal governo Berlusconi, con responsabilità sulla pesca, sulla politica dei consumatori e sugli aiuti umanitari. Dal 1995 assume anche la responsabilità dell’ufficio europeo per gli aiuti umanitari, ECHO. 

È in quegli anni che Bonino diventa anche un personaggio internazionale.

Nel settembre del 1997, mentre è commissaria europea per gli aiuti umanitari, viene arrestata dai talebani a Kabul durante una visita a un ospedale femminile. Era lì con una delegazione europea e alcuni giornalisti; le autorità talebane contestavano le fotografie scattate alle donne. Viene trattenuta per alcune ore e poi liberata. 

Negli anni successivi continua a occuparsi di Africa, Medio Oriente, donne, mutilazioni genitali femminili, pena di morte e giustizia internazionale. È tra i fondatori di organizzazioni come Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia. Il ministero degli Esteri ricorda il suo ruolo nelle campagne per i tribunali internazionali sui crimini di guerra e per la moratoria sulla pena di morte, approvata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2007. 

C’è poi una storia che racconta meglio di molte altre la particolare posizione di Emma Bonino nella politica italiana: “Emma for President”.

La campagna nasce nel 1999, alla vigilia dell’elezione del successore di Oscar LuigiScalfaro. Un comitato sostiene la candidatura della radicale al Quirinale e Bonino emerge nei sondaggi come una delle figure più apprezzate dall’opinione pubblica. Alla fine sarà Carlo Azeglio Ciampi a diventare presidente della Repubblica.

Quattordici anni dopo, nel 2013, il nome torna prepotentemente in circolazione. È la stagione del primo governo Letta, delle grandi difficoltà del sistema politico e della ricerca di un successore a Giorgio Napolitano. La candidatura Bonino diventa una vera campagna trasversale: arrivano sostegni da ambienti del centrosinistra, del centrodestra e del mondo laico e liberale. I sondaggi la collocano ai vertici del gradimento. 

È forse uno dei paradossi più interessanti della sua storia: Emma Bonino poteva essere apprezzat da molti più italiani di quanti fossero disposti a votare per lei. Era troppo radicale per diventare una candidata naturale dei grandi partiti. Ma abbastanza autorevole da essere considerata, in più occasioni, una possibile figura di garanzia nazionale. Anche nel 2013, però, il Quirinale non sarà suo. Il suo curriculum politico è di assoluto rilievo. È stata ministro del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondogoverno Prodi, tra il 2006 e il 2008. Nel 2013 Enrico Letta la sceglie come ministro degli Esteri, incarico che mantiene fino al febbraio 2014. È stata inoltre vicepresidente del Senato e ha trascorso decenni tra Camera, Senato e Parlamento europeo. Ma anche quando entra nei palazzi della politica istituzionale, non perde il tratto che l’aveva resa famosa: l’insofferenza verso le appartenenze rigide, in una storia politica difficilmente incasellabile in una appartenenza..

Nel gennaio del 2015 Bonino annuncia di avere un tumore al polmone sinistro. Comincia una lunga terapia e, nonostante la malattia, decide di non ritirarsi dalla politica. Otto anni dopo, nel 2023, arriva l’annuncio opposto: a Belve racconta di essere guarita dal microcitoma dopo otto anni di cure, precisando che doveva ancoras ottoporsi a un controllo definitivo. La malattia, però, aveva lasciato una fragilità respiratoria che negli anni successivi sarebbe tornata più volte.

E proprio negli ultimi anni della sua vita sarebbe arrivato uno degli episodi più sorprendenti della sua storia: l’amicizia apparentemente impossibile con Papa Francesco. Il Pontefice argentino ed Emma Bonino sembravano, sulla carta, due persone destinate a non incontrarsi mai davvero. Lei, simbolo del radicalismo laico, aveva fatto dell’autodeterminazione delle donne una delle battaglie della propria vita. Lui, capo della Chiesa cattolica, aveva posizioni diametralmente opposte sull’aborto e su molte questioni bioetiche.

Eppure tra i due nacque una relazione di stima e di amicizia sorprendente. Si erano incontrati più volte. Francesco l’aveva ricevuta privatamente nel 2016 e aveva parlato pubblicamente del suo impegno, soprattutto sul tema dell’Africa e delle migrazioni. I loro dialoghi riguardavano spesso migranti, accoglienza, carceri e dignità della persona.  Il gesto più forte arrivò il 5 novembre 2024. Pochi giorni dopo un ricovero per problemi respiratori, Francesco uscì dal Vaticano e, tornando dalla Pontificia Università Gregoriana, fece una deviazione. Andò a casa di Emma Bonino. Una visita privata, senza cerimoniale. Portò rose e cioccolatini. Le disse, secondo il racconto di Bonino, di considerarla “un esempio di libertà e resistenza”. Il saluto iniziale fu un piemontese “cerea”, richiamando le origini comuni dei due. La fotografia dei due, entrambi sulla sedia a rotelle, seduti sulla terrazza di casa di Bonino, rimane una delle immagini più potenti degli ultimi anni della sua vita. Era l’immagine di due persone che non avevano bisogno di pensarla allo stesso modo per riconoscersi reciprocamente una forma di coraggio.

Negli ultimi anni Bonino ha continuato a fare politica con +Europa, formazione nata intorno alla sua esperienza europeista e liberale. Non ha mai smesso davvero di essere radicale, nemmeno quando il Partito Radicale non era più il centro della sua attività. E in questo senso il messaggio diffuso dopo la sua morte da +Europa coglie un punto essenziale: la sua vita è stata una lunga lotta contro ciò che negava libertà e autodeterminazione. Una lotta portata avanti nel tempo, con dedizione e pazienza. E una eredità che non è soltanto nelle leggi che ha contribuito a cambiare, ma nell’idea che una battaglia non diventi meno giusta perché per vincerla occorrono decenni.

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