L’approvazione della nuova legge elettorale al Senato impone ora un passaggio ulteriore e insidioso alla Camera. Qui lo scrutinio segreto riapre la strada ai rischi legati all’azione dei franchi tiratori, già determinanti nelle precedenti bocciature. In questo contesto, la presa di posizione di Futuro Nazionale a favore dell’emendamento che prevedeva l’introduzione della preferenza pura risponde a ragioni concrete e condivisibili.
I partiti a vocazione personale hanno tutto l’interesse a selezionare una classe politica che risponda quasi esclusivamente a criteri di fedeltà al leader. Per giustificare questo assetto, le dirigenze adducono spesso il rischio che il voto di preferenza favorisca l’inquinamento elettorale o il voto di scambio. Si tratta di una tesi facilmente contestabile: la funzione primaria di un partito politico dovrebbe essere proprio quella di vagliare e selezionare a monte una classe dirigente eticamente e professionalmente valida. Se questo compito venisse svolto con rigore, il problema non si porrebbe. L’argomento dell’inquinamento diventa quindi un semplice alibi per giustificare il controllo assoluto sulle candidature, a prescindere dalle specifiche competenze dei singoli.
Attraverso questo meccanismo si finisce inevitabilmente per privilegiare i “cerchi magici”, i finanziatori delle strutture di partito e chi garantisce una presenza capillare nella propaganda mediatica, penalizzando il merito e il legame con il territorio.
Entrando nel merito del testo licenziato dal Senato, l’efficacia delle preferenze appare di fatto illusoria, poiché l’impianto complessivo favorirà comunque l’elezione dei capolista bloccati. La legge prevede inoltre un premio di maggioranza che solleva fortissimi dubbi di legittimità costituzionale, richiamando le criticità già sanzionate in passato dalla Consulta. La preferenza pura resta dunque ben lontana dal realizzarsi, evidenziando uno scostamento netto rispetto a quanto promesso da Fratelli d’Italia.
In vista del voto segreto alla Camera, occorre infine constatare come figure come Roberto Vannacci stiano assumendo un ruolo di primo piano: seppur molte iniziative programmatiche siano più o meno condivisibili la loro azione contribuisce a far emergere le non poche contraddizioni interne a FdI e alla coalizione di governo.
di Amedeo Giustini



