Una bomba d’acqua e Roma va in ginocchio. Il nubifragio che si è scatenato sulla Capitale ieri 10 settembre, dopo mesi di caldo record, ha paralizzato letteralmente la città. Un copione già visto più volte: allagamenti diffusi, alberi crollati su auto e strade, stazioni della metro chiuse con scale trasformate in cascate, traffico impazzito e oltre 300 interventi dei vigili del fuoco in poche ore che hanno mandato in tilt il sistema Roma tanto decantato dal primo cittadino. E come sempre a Roma, dopo l’acqua arriva la polemica. L’opposizione e i comitati attaccano il sindaco Roberto Gualtieri su tre fronti: mancata pulizia di tombini e alle caditoie, gestione del verde con potature saltate che hanno trasformato le raffiche di vento in una strage di rami, e il paradosso di una città che si allaga ma perde il 40% di acqua dalla rete idrica per colabrodo. Forza Italia è dura: “Nessuna manutenzione preventiva”. Il Campidoglio si difende: “Fenomeno eccezionale, 80 mm di pioggia in pochi minuti, nessuna fogna può reggere”. Protezione Civile e Polizia Locale rivendicano centinaia di interventi per liberare sottopassi e automobilisti bloccati. A quanto pare secondo romani e cittadini il copione è identico da 20 anni, cambiano solo i sindaci. La difesa del cambiamento climatico è vera, ma non è più un alibi. Le bombe d’acqua non sono più eccezionali, sono la normalità, e Roma lo sa. Ogni anno si contano tombini e alberi caduti, ma non si fa un piano serio di drenaggio urbano e di rifacimento della rete. Gualtieri paga il peccato originale di tutte le amministrazioni romane: si rincorre l’emergenza e non si fa manutenzione ordinaria. Finché la Capitale continuerà a perdere acqua d’inverno e ad affogare a settembre, la polemica non sarà politica, sarà puramente idraulica e Roma continua ad ogni cambio di temperature e meteo a rimanere sotto’acqua.



