A metà spoglio il centrosinistra di Magdalena Andersson avanti di un solo seggio: 175 a 174, un vero e proprio testa a testa. Il verdetto finale slitta quindi a giovedì: decisivi i voti dall’estero. E la destra radicale bussa alla porta del governo. Questa la fotografia di un Paese, la Svezia spaccato esattamente a metà dopo l’ultima tornata elettorale. A metà dello spoglio delle legislative svedesi il divario tra i due blocchi che si contendono il Riksdag si è dissolto: un solo seggio di scarto per il centrosinistra guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson contro il centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson, secondo le proiezioni della tv pubblica. Poche migliaia di voti, 20 mila secondo la tv di Stato, separano due modelli di Svezia opposti. Socialdemocratici al 27,6%, moderati fermi al 20%, ma a fare la differenza saranno i partner. Da una parte Andersson, prima donna premier della storia svedese tra 2021 e 2022, che promette di ricucire il welfare e aiutare le famiglie strette dal carovita. Dall’altra Kristersson, che dopo quattro anni di governo sostenuto dall’esterno dai Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, ha aperto per la prima volta alla loro entrata diretta in governo con ministeri. Un tabù che cade nel Paese che per decenni è stato il laboratorio della socialdemocrazia europea. La Svezia non è più un’eccezione. È lo specchio. Se il dato di 175 a 174 fosse confermato, saremmo davanti alla maggioranza più risicata della storia parlamentare svedese, ma il punto politico è un altro e va oltre il conteggio. Come avverte l’analista Oscarson: “La situazione oscillerà nel corso delle prossime ore”, perché l’Autorità elettorale non chiuderà il conteggio dei voti anticipati e di quelli dall’estero prima di mercoledì o giovedì. Il che significa che per tre giorni la Svezia resterà sospesa. Per anni abbiamo raccontato la Svezia come un modello stabile, quasi noioso nella sua perfezione socialdemocratica. Oggi ci consegna una lezione opposta: non esistono più roccaforti immuni alla polarizzazione. Che vinca Andersson o Kristersson per un seggio, il prossimo governo nascerà fragile, ostaggio di ogni singolo parlamentare e costretto a negoziare tutto. Il paese più consensuale d’Europa si scopre all’improvviso paese del voto che vale una svolta.



