Pontida, il nuovo inizio o la fine di Salvini nelle parole e nei simboli usati. Leggere per credere

martedì, 22 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Tra un Matteo Salvini e i padroni del Nord (Zaia, Fedriga, Fontana, Fugatti) è tutta una questione di parole e di simboli che vanno ben interpretati, spiegati.
E il raduno di Pontida di domenica scorsa ci ha offerto un’occasione imperdibile e altamente istruttiva circa le future vicende del Carroccio.
Premessa: la partita è chiara da tempo. Il Capitano deve salvare la poltrona. L’uscita del Generale e la progressiva emorragia elettorale hanno certificato il fallimento inesorabile della strategia sovranista nazionale. A questo punto è urgente rindossare la felpa verde, come ha già fatto quando è morto Umberto Bossi, almeno per fingere di tornare ad essere sovranista padano, magari “comunista padano”, come è stato in gioventù.
D’altra parte, in politica contano i numeri e l’aritmetica per quanto riguarda la sua gestione è spietata: la classe dirigente che conta, i voti, i blocchi sociali, cittadini, imprenditori e amministratori dei territori, sono massicciamente unicamente al Nord. Dal centro al Sud c’è solo ceto locale, in perenne fibrillazione, timoroso di sparire alle prossime politiche. Quindi, in via di obbligata transumanza.
Svolgimento. Qual è stato il titolo imposto per il raduno di Pontida? “Non passa lo straniero”. Il che ha significato che Salvini non intende tornare sui suoi passi anzi, pensa di contrattaccare, concentrandosi sui temi classici: immigrazione, sicurezza, ordine pubblico. Un modo abile per conciliare ancora sovranismo padano e nazionale. Con uno slogan che rovescia l’ideologia Lgbtq: da “non una di meno” a “non uno di meno”, riferendosi ai militari che dovranno presidiare le città degradate e le periferie a rischio.
E ancora, la mossa del cavallo che ha spiazzato i suoi antagonisti veri, reali e sommersi: la convocazione urgente di un congresso straordinario “per decidere insieme e marciare compatti”. Più chiaro di così, si muore. Decidere insieme, marciare compatti? Tradotto: non mollo, aggancio i “malpancisti” e li coinvolgo, aggrappandomi a mia volta, in un balletto salvifico o mortifico.
E ancora: “Voglio sapere se ho ancora la fiducia della mia famiglia politica e lo chiederò per alzata di mano”. Dalla proposta alla minaccia, all’intimidazione vera e propria. Della serie, nemici miei, uscite allo scoperto, non tramate e manifestatevi. Nemici che sono stati così disarmati. Si sa benissimo che le strategie anti-leadership hanno bisogno di maturare gradualmente e dietro le quinte. E che i capi messi in discussione, che prima erano inattaccabili e vincenti, non vanno affrontati direttamente, ma cucinati a fuoco lento.
Ergo, tempo e pistola alla tempia. Non male come comunicazione del Capitano.
Altro schema usato che evidentemente funziona sempre: la paura di perdere (la poltrona), come se non bastasse già il nuovo sistema elettorale, incentrato sui capilista bloccati e per gli altri (i candidati dei partiti minori) niente.
Paura che viene dipinta con la possibile, eventuale vittoria dei nemici di campo, la sinistra. Con l’ulteriore stilettata al dissenso interno: “La prima voce fuori posto non danneggerà me, ma il lavoro dei militanti. E dovrà spiegare a tutti voi perché continua a fare il gioco della sinistra”. Anche qui, stesso ricatto che la Meloni fa rispetto a Vannacci: il voto utile. Che nel caso della casa leghista, l’opposizione inutile.
E i suoi nemici presunti, reo-confessi o fantasmi? Zaia, nella forma, non si è espresso direttamente sul discorso di Salvini, ma in sostanza ha ribadito le sue posizioni prospettiche e identitarie, condivise dai colleghi governatori: “Sono qui per onorare Bossi. La Lega non è né di destra, né di sinistra, ma dà voce a chi non ce l’ha, siamo liberali ma non liberticidi, siamo per l’autonomia e il federalismo, ma le discussioni sono fisiologiche, al di là dei segretari il leghismo si evolve, ma non muore”. Il Capitano avrà capito?
Ai posteri l’ardua sentenza. Se son rose s-fioriranno.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.