Francia. Quella doppia lettura delle frasi di papa Leone. Cosa c’è dietro l’anti-destra

mercoledì, 30 Settembre 2026
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Le frasi di ogni papa, da parecchio tempo, si prestano quasi sempre ad una doppia lettura: una sopra il mondo e una dentro il mondo. E troppo spesso favoriscono interpretazioni di comodo. Della serie, pontefici conservatori o progressisti, tirati per la giacchetta secondo le categorie politiche dai partiti.
Un decoder voluto per mantenere il consenso, o non voluto (il che sarebbe peggio)? Una cosa è certa, alcuni papi non sono mai stati fraintesi, come Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI.
Come mai gli altri sì, al punto da non distinguere le loro parole rispetto ad una qualsiasi agenzia di senso terrena e internazionale, come ad esempio l’Onu una Ong?
A questa logica non sembra sfuggire nemmeno papa Leone. Nonostante il nome tutto un programma (l’attualizzazione della dottrina sociale), il suo compito pare sia quello di ricompattare la Chiesa, riconciliarla con i tanti fedeli scappati, latitanti o freddi, dopo i voli pindarici, i traumi e le accelerazioni pastorali, rimaste lettera morta, di papa Francesco.
Un’operazione di oggettiva restaurazione istituzionale che però, lo sta portando pure lui ad una doppia lettura. Fa politica, interviene nel dibattito politico, polemizza da americano contro Trump, risponde per le rime. E fa messaggi alle epoche ma non troppo, come la pace disarmata e disarmante.
Il suo viaggio in Francia è stato un successo. La Chiesa è andata a certificare un vento di conversione e nuova adesione al cattolicesimo senza precedenti, tenendo conto del perimetro laicista dello Stato e delle politiche di Macron (specialmente sui temi etici).
E lui, papa Leone, come un leone, ha tuonato contro l’aborto, il fine vita, ribadendo finalmente i dogmi della dottrina. Indubbiamente uno sguardo rivolto ai conservatori della fede (una strategia apposita per arginare i lefebvriani?).
Ma subito dopo, in un’altra occasione pubblica ha reiterato l’accostamento trito e ritrito tra sovranismo e violenza, tra populismo ed egoismi, arrivando ad affermare che l’estrema destra non è cristianesimo (una seconda strategia pianificata per accontentare i catto-progressisti?).
Oggettivamente una bella delegittimazione di tutti i movimenti sovranisti europei in forte ascesa elettorale, che si battono contro l’immigrazione, per la sicurezza e l’identità storica, culturale e religiosa dei popoli, a cominciare dal partito della Le Pen, dato come favorito alle prossime consultazioni.
Se papa Leone voleva evitare strumentalizzazioni da parte di chi si impegna nel nome di Dio, ha fatto bene. Ma le strumentalizzazioni arrivano anche da sinistra.
Inoltre, se l’estrema destra è sinonimo di anti-cristianesimo, non si vede perché il medesimo atto di accusa non venga sottolineato contro la violenza ideologica dell’estrema sinistra (l’antifascismo militante, l’intolleranza dei tolleranti, l’esclusivismo degli inclusivi, i rivoluzionari, i moralisti di sinistra molto vicini ai farisei, gli antagonisti, i Pro-Pal etc). Ambiente politico, mediatico, intellettuale che propone da decenni, un pericolo ancora più grave in quanto ingannatore: “Il cristianesimo senza Cristo”, con l’obiettivo scientifico di rubare i temi ai credenti, come la povertà, la giustizia, l’uguaglianza, svuotando la fede. E i cattolici, come oggi accade, sono ridotti a comparse progressiste che danno unicamente il cuore al globalismo.
Infine, l’accostamento “patriottismo-conflitti e guerre” è un luogo comune e papa Leone dovrebbe saperlo bene: “Chi sa chi è”, chi è consapevole di un’identità di un’appartenenza (l’amore per la terra dei padri), non ha paura dell’altro, lo considera un arricchimento, un completamento. Al contrario, “chi non sa più chi è” (il cittadino del mondo, l’apolide, il precario, il liquido), vede l’altro come una minaccia, un pericolo (e quindi, sinonimo di guerre).
Giovanni Paolo II, questo accostamento lo aveva già risolto nel suo libro “Memoria e Identità”, quando affermò che non c’era contraddizione tra identità dei popoli (come la sua amata Polonia) e la dimensione universale della fede. Altamente significativa e pedagogica la sua frase: “Il patriottismo è come il quarto comandamento, onora il padre e la madre”.

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